Professionisti dell’antirazzismo 2, la vendetta
Dire l’“avevamo detto” potrebbe apparire spocchioso, ma è vero. E forse è succeso ancora prima del previsto.
L’Osservatorio batte la palla, il giornalista alza, il politico schiaccia
Il caso “Jörg Haider” serve per colpire i nemici politici e questo nonostante il responso dei tre saggi inviati in Austria dall’Unione Europea (UE) a controllare il tasso di democrazia interna del Paese. La stampa di mercoledì 22 dà in prima pagina la notizia del giorno. Secondo il presidente del Consiglio Giuliano Amato, anche in Italia c’è un partito xenofobo come quello di Haider. Un messaggio in codice che suona come un avvertimento. Ma se i tre saggi della UE hanno stabilito che a Vienna di xenofobi al governo non c’è nemmeno l’ombra, il premier italiano deve aver per forza preso un grosso granchio. Funzionale a chi? Il segreto è davvero di Pulcinella. Passano due giorni e Andrea Bonanni sul Corriere della Sera del 24 ci aggiorna. Jean Kahn, presidente dell’“Osservatorio Europeo sul Razzismo e la Xenofobia”, solennemente (l’aggettivo è del collega) insediato nella primavera scorsa a Vienna da Romano Prodi, tuona contro la Lega Nord e il cardinale Giacomo Biffi nel corso di una conferenza stampa in cui è stato presentato alla Commissione Europea il rapporto annuale sulla situazione del razzismo in Europa. Kahn è “inquieto” per il fatto che “la vittoria di una coalizione tra Umberto Bossi e il partito del signor Berlusconi determinerebbe una situazione del tipo di quella che abbiamo visto in Austria” (CorSera).
Un vecchio (e pericoloso) stile di fare propaganda
“Dopo la guerra i comunisti esportarono la loro mirabile scoperta in Italia e in Occidente, dove il vocabolo prescelto fu ‘fascista’. Con questa accusa, scrive Del Noce, ‘si crea quel mito del fascismo in cui viene proposto un avversario mortale che nulla a che a vedere col fascismo storico. Attraverso la trasfigurazione mitica, il concetto di fascismo si è estremamente dilatato, così che chiunque può venirne accusato: e giudice in ultima istanza di chi e di che cosa debba essere considerato fascista, dovrebbe restare il partito comunista’. Di quest’arma paralizzante i comunisti si servono durante decenni in Italia non per uccidere e sterminare come in Russia, bensì per ricattare chiunque — persona o istituto — potesse esser loro d’ostacolo. Con la permanente minaccia di tale ricatto, essi imbavagliarono in innumerveoli occasioni la stampa, la radio, i canali televisivi, e asservirono ai fini della loro politica un elevato numero di intellettuali. Ultimamente […] si ha l’impressione che il termine ‘fascista’ stia per esser sostituito dal termine ‘razzista’.” No, non è un “naziskin”, ma uno dei più grandi scrittori italiani viventi. Eugenio Corti, con una nota apposta nel 1991 in calce a una raccolta di articoli sul costo umano del comunsimo mondiale, pubblicati assieme a quel capolavoro che è la tragedia Processo e morte di Stalin (cfr. ora in ed. Ares, Milano 1999. Nota a p. 131). Lo scrittore brianzolo aveva visto lungo, ben dieci anni fa. Aveva “previsto tutto questo, dati causa e prestesto, e attuali conclusioni”, per dirla come la direbbe il Francesco Guccini de L’avvelenata.
I danesi: “Stop alle ingerenze dei Commissari europei”
L’eurodeputato del Dansk Folkeparti (Partito del Popolo Danese) Mogens N.J. Camre ha denunciato la situazione con una lettera al presidente della Commissione Europea Romano Prodi, che Tempi ha pubblicato in versione italiana sul n. 46 assieme a una piccola mappa ragionata degli “antirazzisti professionisti” di Strasburgo e di Bruxelles, in primis l’“Osservatorio Europeo sul Razzismo e la Xenofobia”. Aggiunge oggi Camre: “Credo che il dibattito a cui la mia lettera fa riferimento sia molto importante giacché vi sono governi che appoggiano la politica del cosiddetto Osservatorio di Vienna, il quale si pronuncia regolarmente sulla composizione del nuovo governo italiano affermando che esso verrà fermato da sanzioni europee a causa di Lega Nord e Alleanza Nazionale. E lo stesso accadrà in Danimarca se il Partito del Popolo Danese dovesse entrare nella composizione di un futuro nuovo governo. È necessario che la Commissione impedisca alla UE di esprimere giudizi politici sulla vita politica di nazioni sovrane”.
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