Non tutti sono al verde
Per il malthusianesimo classico i poveri non devono fare figli,né ricevere aiuti nemmeno per carità e non hanno diritto neppure alle vaccinazioni se no alterano la legge dell’evoluzione, secondo cui ha diritto di sopravvivere solo il più forte. Oggi i neomalthusiani indicano l’uomo come “il cancro della Terra”, laddove animali e piante avrebbero un valore pari, se non addirittura superiore, a quello delle persone. La Carta Universale dei Diritti dell’Uomo dovrebbe essere riscritta come Carta dei diritti del pianeta e, sacrificando a essa figli, consumi e modi di vivere, l’uomo dovrebbe farsi adoratore della Madre (dea) Terra, meglio conosciuta come Gaia. Che però di gaio non ha proprio alcunché, visti gli esiti nichilistici a cui conduce la sua adorazione dall’appello alla “naturizzazione” dell’uomo lanciato asuo tempo da Karl Marx, alla “dinosaurizzazione” della civiltà dell’immagine, all’isteria da “fallito vertice di Kyoto”. L’uomo è dunque inesorabilmente e fatalmente… al verde? È giunto insomma al capolinea, come l’assurda paura per l’esito del summit sulle immissioni di CO2 nell’atmosfera sembra suggerire terroristicamente ma infondatamente e come si affannano a propagandare WWF, Greenpeace, LegAmbiente, Lega Antivivisezione, Deep Ecology e Animal Liberation Front? No, davvero: parola di Kronos, Umana Dimora, Terra Nostra, Ekoclub International e Nastro Azzurro, associazioni da tempo impegnate a dimostrare come sia possibile risolvere i problemi ambientali senza per questo accanirsi contro l’uomo e la sua prole. L’occasione per ribadirlo coram populo è stato il convegno di presentazione del libro di Antonio Gaspari Da Malthus al razzismo verde. La vera storia del movimento per il controllo delle nascite (21mo Secolo, Roma 2000), svoltosi a Roma il 7 dicembre nella Sala del Cenacolo in Montecitorio.
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