Se invece di occuparsi di Verdi (e Banfi) i ministri pensassero a governare

Di Tempi
15 Dicembre 2000
L'ottimo ex giornalista parlamentare Nicola Guiso ci invita a riflettere su un editoriale apparso su La Stampa di Torino

L’ottimo ex giornalista parlamentare Nicola Guiso, già qui ricordato come antico e gagliardo democristiano non iscariota, osservando dal suo buen retiro capitolino che perfino a Roma le statistiche pare sollecitino intellettuali e ministri antifascisti, cultori di Risorgimento e frequentatori scaligeri di Giuseppe Verdi, a metter giù due pensierini anche in materia di ordine pubblico (dicono infatti le statistiche che anche il 60% dei romani ha paura a uscire di casa) ci invita a riflettere su un editoriale apparso su La Stampa di Torino. “La gente delle città – leggiamo sull’autorevole quotidiano piemontese – non osa più aprire la porta col timore di trovarsi davanti una rivoltella spianata. Siamo a questo punto che, vista l’incapacità della polizia, i giornali propongono ai cittadini di organizzarsi e di armarsi. A Genova si costituisce una polizia civile. A Milano L’Avanti denuncia apertamente la gravità della situazione, chiede ai cittadini di reagire, di imitare l’esempio del medico che ferisce colui che lo deruba, dell’ingegnere che ad Affori risponde col fuoco delle sue due pistole al fuoco di trenta banditi che l’affrontano in un passaggio a livello. ‘Farli fuori tutti sommariamente’ propone un lettore de L’Avanti. Il Corriere Lombardo (edizione pomeridiana del Corriere della Sera ndr ) trova che il suggerimento merita di essere preso in considerazione. Ma deve un grande paese lasciare ai cittadini il compito di difendersi da sé? Non esiste un governo proprio perché non sia ridotto a farlo? Nel suo testamento politico Parri ha detto che la pubblica sicurezza era in miglioramento continuo, ed è stata la sua ultima gaffe, perché tutti vedono come non esista una sicurezza pubblica in Italia…”. No, non siete su Scherzi a parte, l’editoriale è sì della Stampa, ma del 15 dicembre 1945. Ora, invece del buon Ferruccio Parri (mitico capo partigiano azionista e presidente del Consiglio dal 21 giugno al 9 dicembre del 1945) metteteci Giuliano Amato (mitico colonnello socialista all’epoca di Bettino Craxi e presidente del Consiglio suppergiù dal giugno 2000) e domandatevi: perché l’Italia del dicembre 2000 somiglia un po’ troppo a quella dell’immediato dopoguerra?

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