L’Italia perde competitività e produttività
Una cosa è certa: l’Italia dell’Ulivo e del centrosinistra non si è fatta largo sui mercati mondiali, anzi si è fatta scavalcare da chi sgomitava più di lei. Fra gli argomenti propagandistici a cui la sinistra non potrà fare ricorso in vista delle elezioni politiche del 2001 ci sono sicuramente la competitività internazionale dell’Italia e la crescita della produttività del lavoro nel nostro paese, due indicatori importanti della capacità di un paese di affrontare le sfide della globalizzazione. Nei cinque anni di governo del centrosinistra l’Italia ha perso due posizioni nella classifica della competitività sui mercati internazionali. Secondo l’autorevole International Institute for Management Development (IMD) di Losanna fra il 1996 e il 2000 l’Italia è scesa da un già non esaltante 28° posto al 30°: fra i 47 paesi che l’Istituto prende in considerazione, solo 17 sono meno competitivi dell’Italia. Nel quinquennio in questione il nostro paese è stato sorpassato dalla Spagna (che ha scalato cinque posizioni), dal Portogallo (che ne ha guadagnate sette) e dall’Ungheria (addirittura più dodici!). Solo la Cina è scivolata sotto di noi. Più competitivi dell’Italia sono anche paesi come Taiwan, Israele, la Malaysia, il Cile e la Corea del Sud! Stesso discorso per l’argomento “produttività del lavoro”: qui l’Italia ha sempre potuto vantare ottime performance, e ancora oggi la troviamo al 4° posto nella classifica della produttività pro capite in base al prodotto interno lordo (pil) a parità di potere di acquisto (ppa) e al 6° in quella della produttività pro capite in base al pil prodotto in un’ora di lavoro. Ma se guardiamo al tasso di crescita della produttività del lavoro, scopriamo che quello italiano è il più basso fra i paesi del G7 nel quadriennio 1996-99, mentre era stato il 2° dopo quello del Giappone nei sei anni fra il 1990 e il 1995. L’IMD non ha dubbi nell’indicare le responsabilità del governo nella mediocre performance dell’Italia. Leggiamo nella nota introduttiva al suo studio: “L’Italia continua a patire una crescita ridotta (1,3 per cento), la debolezza delle finanze pubbliche soprattutto a causa dell’indebitamento dello Stato e una drammatica 46ma posizione nella classifica del ‘fattore governo’”. Il nostro paese è penultimo su 47 per quanto riguarda il ruolo del governo nel favorire la competitività del nostro sistema economico: non c’è altro da aggiungere!
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!