Lettere 51
Caro Direttore,
il documento dei vescovi dell’Emilia-Romagna ha il merito di proporre il problema dei rapporti con l’immigrazione islamica in Italia partendo dal fatto che essa non è soltanto immigrazione, ma anche immigrazione islamica. Cioè che ha un preciso connotato globale religioso e culturale. Sino a questo momento, la visione dell’immigrazione corrente del mondo cattolico era di fatto quella multiculturalista del nichilismo socialdemocratico. L’immigrato andava considerato come un singolo uomo indipendentemente dal tipo di cultura che porta con sé. L’impostazione dei vescovi emiliano-romagnoli differisce dunque dallo stile “politicamente corretto” ed “eclesiasticamente corretto” che sinora ha riguardato il modo di approccio della Caritas. Con il documento dei vescovi emiliano-romagnoli, il problema dell’immigrazione musulmana diviene un problema della Chiesa italiana e non solo quello della Caritas e dei vari uffici Migrantes delle diocesi. Diviene un problema religioso e culturale. Infine il documento richiede una catechesi su ciò che è l’Islam in se stesso e specificamente in rapporto al cattolicesimo. Non si può non mettere in relazione il documento dei vescovi emiliano-romagnoli con il documento della Congregazione per la Fede, la Dominus Jesus, che pone fine ad una visione irenistica delle religioni. Come se il riferimento delle religioni al divino potesse essere considerato del medesimo ordine di quello della Chiesa al Dio di Gesù Cristo. La tradizione cristiana ha sempre visto, accanto all’elemento di verità naturale presente nelle religioni, elementi del tutto incompatibili con il Cristianesimo che fa delle religioni esistenti un diretto ostacolo all’evangelizzazione. In particolare l’acculturazione del Cristianesimo in culture originariamente diverse da quella cristiana non può significare acculturazione senza discrezione con gli elementi specificamente religiosi di quelle culture. Gli elementi che si oppongono al Cristianesimo nelle varie religioni non possono essere considerate opera di Dio, ma piuttosto dell’Avversario, di Satana. Non a caso l’incontro abituale del Cristianesimo con le altre religioni è stato il martirio. Martirio o dialogo? Le due cose possono in teoria non contraddirsi, ma in pratica il dialogo è finito nel martirio. Così è sempre accaduto. E l’Islam è certamente la religione che ha dato e dà alla Chiesa più martiri. Per questo un irenismo filomusulmano deve essere considerato dai cattolici come un obiettivo venir meno alle esigenze fondamentali della fede. Non possiamo dimenticare che dopo la fine del comunismo, il martirologio cristiano continua e continua ad opera dei musulmani. Spero che il prossimo Meeting di Rimini non dimentichi, per la categoria astratta ed irreale del dialogo, la categoria concreta e reale del martirio della Chiesa: dal Sudan a Timor Est alle Molucche. Una letteratura ben intenzionata, dovuta in particolare a Louis Massignon, ha dato dell’Islam e specie della “mistica” islamica un informazione eccessivamente favorevole ad una lettura sincretistica dell’Islam e del Cristianesimo. E’ tempo che si cominci a comprendere che l’islamizzazione di parte della popolazione italiana è un pericolo per la fede cristiana e per la cultura fondante di questo paese.
Gianni Baget Bozzo
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