Il burocrate italico odia Internet

Di Tempi
26 Aprile 2001
Al Global Forum di Napoli dei primi di aprile Giuliano Amato e il suo ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini hanno tessuto le lodi dell’”e-government” italiano, cioè dell’informatizzazione dei processi amministrativi grazie all’introduzione delle tecnologie Internet nei gangli anchilosati della burocrazia italiana

Al Global Forum di Napoli dei primi di aprile Giuliano Amato e il suo ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini hanno tessuto le lodi dell’”e-government” italiano, cioè dell’informatizzazione dei processi amministrativi grazie all’introduzione delle tecnologie Internet nei gangli anchilosati della burocrazia italiana. A sentire loro, l’Italia sta per entrare nel paese delle meraviglie quanto a rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione grazie alla Rete e agli stanziamenti decisi dal governo per il 2002. Peccato che nei cinque anni in cui il governo di centro-sinistra avrebbe potuto fare quello che ora annuncia non sia stato fatto nulla, al di là dei proclami del ministro Bassanini. Tanto che attualmente la burocrazia italiana risulta meno informatizzata di quelle di Ungheria e Polonia e che, quanto a valorizzazione di Internet nei rapporti fra amministrazione e cittadini, il nostro paese ha perso in un anno 7 posizioni e si ritrova oggi al penultimo posto di una lista di 22 paesi del mondo. A fornire questo dato è Accenture, l’impresa leader mondiale di consulenza aziendale che fino al gennaio scorso era nota come Andersen Consulting. Nonostante l’enfatica consegna della prima “carta d’identità elettronica” al sindaco di Napoli nel corso del forum organizzato col concorso di Onu, Banca Mondiale e Ocde, l’Italia arranca in fondo al plotone superata non solo dai paesi nordici e dai principali Stati UE, ma anche da paesi del Terzo mondo come Brasile, Malaysia e Sudafrica! La differenza fra la retorica partenopea dell’Italia e la concretezza dei paesi ai primi posti della classifica è facilmente esemplificabile: in Canada l’”e-government” è coordinato da un sottosegretario che dipende direttamente dal Primo ministro; a Singapore il portale unico non si limita ad offrire informazioni, ma spiega le “procedure elettroniche” di accesso ai servizi interattivi nell’ottica del ciclo della vita del cittadino, cioè dalla nascita alla pensione. Cose che in Italia sono di là da venire.

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