La “corte spirituale” made in De Mauro
Mentre stavo preparando una lezione per i miei studenti di quinta mi è passato tra le mani un brano di Nietzsche, che è utile proporre per la sua tremenda attualità. In Umano troppo umano il filosofo tedesco scrive: «I governi dei grandi stati hanno in mano due mezzi per tenere il popolo dipendente da sé, in paura e in obbedienza: uno più grossolano, l’esercito, e uno più fine, la scuola. Con l’aiuto del primo portano dalla loro parte l’ambizione delle classi superiori e la forza di quelle inferiori, con l’aiuto dell’altro mezzo guadagnano a sé la povertà dotata, specialmente la semipovertà spiritualmente esigente dei ceti medi. Fanno innanzitutto degli insegnanti di ogni grado una corte spirituale che involontariamente guarda verso l’alto. Mediante questo corpo insegnante tenuto materialmente e spiritualmente a freno, tutta la gioventù del paese viene poi portata alla meglio a un certo livello di istruzione utile allo stato e opportunamente graduato: ma soprattutto viene inculcato negli spiriti immaturi e ambiziosi di tutte le classi, quasi senza che se ne accorgano, quel modo di pensare, per il quale solo un indirizzo di vita riconosciuto e omologato dallo Stato procura subito distinzione sociale». Questa, descritta così profeticamente da Nietzsche, è senza ombra di dubbio la scuola made in De Mauro; una scuola in cui gli insegnanti devono rassegnarsi a diventare una «corte spirituale» che fa il verso alla pedagogia di stato impegnando il tempo a stilare moduli, mappe concettuali, passerelle, certificazioni, e chi più ne ha ne metta; una scuola che produce ignoranza così che i giovani siano omologabili in modo indolore.
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