Vizi e tic dei gourmet d’America

Di Valenti Duilio
03 Maggio 2001
Se sei stato a New York o a San Francisco ti sarai sicuramente reso conto che ci sono più ristoranti che sassi nella Death Valley

Se sei stato a New York o a San Francisco ti sarai sicuramente reso conto che ci sono più ristoranti che sassi nella Death Valley. Vivendo a San Francisco e avendo lavorato a New York per un anno, posso dire che entrambe le città, in competizione perenne per il titolo di capitale gourmet d’America, vantano ristoranti di altissimo livello. Dal francese al tailandese, dal vegetariano alle bistecche di bisonte, si possono soddisfare tutti i palati. Solo una cosa è molto diversa: la clientela. Il cliente tipico newyorkese è masochista, gli piace essere trattato senza finti sorrisi, e accetta volentieri una tiratina d’orecchie se è in ritardo sulla prenotazione. Quando gli servono il piatto sbagliato lo mangia ugualmente per paura di essere biasimato dal cameriere. Se il vino sa di tappo si scusa per aver scelto la bottiglia sbagliata. Venti dollari per delle penne all’arrabbiata in trattoria? Me ne dia due, una la mangio subito e l’altra la mangio a casa per colazione. I piatti più venduti sono quelli al triplo burro con panna e mascarpone. Il cliente di San Francisco invece è sadico, gli piace torturare i camerieri, vuole sempre aver ragione e si scandalizza se non gli sorridi mentre si lamenta. I piatti più gettonati sono quelli senza grassi e con poco sale. Se gli servi il piatto sbagliato ti chiama incompetente. Se il vino sa di tappo minaccia di querelarti per intossicazione. Se il suo tavolo non è pronto al minuto esatto della prenotazione, ti manda il conto dello psicologo che l’ha dovuto analizzare dopo un simile trauma.

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