La settimana 19

Di Tempi
10 Maggio 2001
Gli “utili idioti” del politicamente corretto

Erano i più ferventi tra gli antifascisti, fautori dei diritti degli omosessuali e di quelle che oggi chiameremmo le “pari opportunità” tra i sessi ma, genericamente, dei diritti di ogni minoranza. Combattevano contro il liberismo selvaggio della società capitalista, manifestavano nelle marce pacifiste e auspicavano il rispetto dell’ambiente e degli animali. Lenin, tuttavia, preferiva chiamarli complessivamente i suoi “utili idioti”. Eppure tra loro ci sono i più celebrati intellettuali dell’intelligentsia occidentale, dalla “gauche chic” parigina alla molto progressista avantgarde Bloomsbury londinese, fino alla Lega anti-Nazista di Hollywood, dove si predicavano la tolleranza, un vago umanitarismo sentimentale e quella che qualcuno ha definito “la politica della rettitudine e dell’onestà”. Sono nomi del calibro di Ernest Hemingway, André Malraux, André Gide, Bertolt Brecht, Thomas Mann oltre a molti giornalisti, come Walter Duranty – straordinario reporter del New York Times persuaso della “superiorità morale” del comunismo sovietico.

Quella provetta che rinchiudeva un bacillo
Uomini adescati dal genio di Willi Munzenberg (1889/1940), fondatore dell’Associazione giovanile comunista e dal 1933, a Parigi, capo della divisione propaganda del Comintern con la copertura del “Comitato internazionale d’aiuto alle vittime del fascismo”. In una parola, il direttore de facto di tutte le operazioni “coperte” di propaganda sovietica in occidente. Già passeggero del treno blindato partito da Zurigo alla volta di una Russia agitata dalla rivoluzione nel 1917, quello che Churchill definì «la provetta che rinchiude un bacillo» riferendosi al suo passeggero Nikolaj Lenin – che proprio a Munzenberg si rivolgeva quando annunciò: «Da qui a sei mesi saremo al potere oppure appesi alla forca» – poi protégé del fondatore dei servizi segreti sovietici Felix Dzerzhinsky, Munzenberg fu “il Rupert Murdoch di Stalin”, ispiratore occulto di esibizioni d’arte, meeting di protesta, concerti di beneficenza, dibattiti radiotelevisivi, appelli di solidarietà, montature pubblicitarie, processi sommari sui media, club di bibliofili e migliaia di periodici diffusi in tutta Europa e negli Usa – orchestrati naturalmente su musiche gradite alle alte gerarchie del Pcus. Nella sua opera di “influenza nascosta” mise a punto tecniche di manipolazione politica (ancora oggi insuperate) capaci di adescare opinion maker di ogni credo, dal clero cattolico agli intellettuali più raffinati. Non solo i filo sovietici, ma anche tutte le persone sensibili all’umanitarismo, i benpensanti e quelli che desideravano “guardare avanti” non avevano alternative: dopo il 1930, essere anticomunisti in Europa significò essere bigotti, reazionari e, probabilmente, criptofascisti. In breve, si può dire che Munzenberg offrì “l’agenda del Bene” a un’intera generazione, intrecciando tutti i movimenti radicali sociali, artistici e sessuali allo stalinismo.

Una politica “arena della morale”
Per farlo, si servì dell’aiuto (spesso inconsapevole) di centinaia fra scrittori, artisti e intellettuali che egli chiamò, con termine sprezzante, «i Club degli Innocenti. Ma la parola ‘innocenti’ ha anche un’altra ragione precisa. Il bisogno di correttezza, nel senso biblico del termine. La sete di una giustificazione morale per la propria vita è uno dei bisogni più profondi dell’uomo, una delle pulsioni umane più potenti ed essenziali. Nei Club degli Innocenti Munzenberg fornì a due generazioni della sinistra quello che potremmo chiamare il forum della correttezza. Più di ogni altro uomo della sua epoca, riuscì a sviluppare quella che sarà la principale illusione del XX secolo: l’idea che nell’epoca moderna la principale arena della vita morale, il vero regno del bene e del male, sia la politica. Per questo divenne l’organizzatore occulto di quella varietà di politica che potremmo chiamare Politica della Correttezza. Club degli Innocenti: la stessa frase suggerisce come i temi politici manipolati da Munzenberg per molti diventavano il sostituto della fede religiosa. Offrivano a ciascuno, a chiunque, un ruolo in quella ricerca di giustizia tipica del nostro secolo» (Stephen Koch, Double lives: spies and writers in the secret soviet war of ideas against the West, Free Press, 1994, pp.14-15). Braccio destro di Munzenberg fu Otto Katz, fondatore dell’antinazista Left Book Club inglese, che promuoveva le idee progressiste come moda chic del momento, e della Lega anti-Nazista di Hollywood (dopo il patto Molotov-Ribbentrop Lega per l’Azione Democratica), con credenziali così convincenti che l’arcivescovo di Los Angeles fu promotore di una delle prime raccolte di fondi per i rifugiati tedeschi. “Colombo scoprì l’America – diceva Katz – ma io ho scoperto Hollywood”. L’obiettivo era diffondere il comunismo nella società glamour americana. Katz aveva queste istruzioni: «Tu non approvi Stalin. Non ti definisci – mai – un comunista. Non devi mai manifestare il tuo amore per il regime. Tu non vuoi spingere la gente a sostenere i sovietici. Mai. In nessuna circostanza. Tu pensi piuttosto che i russi stiano realizzando un grande esperimento umano. Tu credi nella pace. Ti batti per il dialogo e la comprensione tra i popoli. Odi il fascismo. Pensi che il sistema capitalista sia corrotto. Per te gli intellettuali sono idealisti e indipendenti nel pensiero, preoccupati per il razzismo e per le ingiustizie sociali».

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