L’odore dei poteri forti
Forse siamo vittime anche noi della “cultura del sospetto”, ma certamente mai si era vista una battaglia a colpi di titolo di giornale a livello europeo. E l’interesse per le elezioni italiane supera gli stessi ideali politici europei. Si è sentito un grande “odore” di poteri finanziari internazionali, di “poteri forti” che guardano con attenzione agli assetti politici dei singoli stati europei. Si è entrati in una nuova fase politica europea dove le grandi lobbies giocano la partita politica in prima persona non più attraverso partiti vassalli ma attraverso i grandi giornali, uffici stampa di questi grandi poteri. È avvenuto che potere esecutivo e legislativo, soprattutto in Italia, fossero ridotti spesse volte a “comitati d’affari della borghesia” o a camere senza senso e senza potere. L’impressione è che stia avvenendo un’ulteriore svolta di un processo già previsto dal realismo brutale di un oligarca, scambiato per liberaldemocratico, come Walter Lippmann nel 1920. Nel suo celebre L’opinione pubblica, Lippmann spiegava che “il pubblico è infido”, “la massa non ragionaª. È importante che i quality papers diano “notizie utili” a chi deve comprendere. Il Corriere della Sera ha dedicato tre pagine alla “battaglia delle Generali”, per disarcionare Desiata e promuovere Gutty. Così, mentre Economist, El Mundo, Le Monde, Corriere della Sera, spiegano agli “iniziati” i problemi del mondo, il popolo si divide sui monologhi di Adriano Celentano, sulle battute di Dario Fo e di Luttazzi, sulle rimasticazioni giudiziarie di Travaglio e di Santoro. È uno spettacolo esteticamente penoso, prima ancora che pericoloso per la democrazia. Non rimpiangiamo gli scontri mediatici sul processo di Lipsia per l’incendio del Reichstag del 1933, tra Joseph Goebbels e il manager della propaganda stalinista Willy Muenzenberg. Erano tempi cupi e tragici, a vederli oggi, nella loro propaganda e disinformazione così cinica e brutale. Tuttavia, l’insidia di un attacco “politicamente corretto” alla rappresentanze democratiche non va sottovalutato. Il confronto tra i grandi poteri, attraverso gli organi di informazione, taglia ogni partecipazione politica reale. Speriamo di non arrivare a rimpiangere l’editoria nelle mani della sinistra, asservita ai grandi poteri, di fronte all’incalzare dei portavoce, degli spokesman che ormai parlano in prima battuta, da ogni angolo del mondo, in nome dei padroni del mondo.
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