Il piacere della (finta) disinformazione

Di Tempi
25 Gennaio 2001
Questa settimana abbiamo scoperto che si può vivere, e bene, senza giornali.

Questa settimana abbiamo scoperto che si può vivere, e bene, senza giornali. Intendiamoci: niente di snob, niente che abbia a che fare con la duttile e ben pagata sprezzatura intellettuale di quelli che, gallidellaloggiamente parlando, se finiscono in un ingorgo lungo la Sorrento-Napoli o gli si ferma sotto i piedi la scala mobile alla Stazione Centrale di Milano ci trovano da scrivere l’ennesimo pistolotto sull’Italia cresciuta tra le cozze inquinate e i mostri urbanisti (che poi un po’ mostri sono anche loro i perennemente indignati editorialisti nostrani, se è vero, come è vero che anche un aristocratico architetto come Vittorio Gregotti schifa la Milano illuminata dall’Aem, ma poi è l’autore di quel gulag palermitano che porta l’esotico nome di Zen, progetto chiamato di risanamento ambientale e residenziale, costato allo Stato 65 miliardi, anno 1989, quando -riferiscono le cronache dell’epoca-”35mila persone si godono lo spettacolo delle fognature a cielo aperto e ai morti è concesso lo strano privilegio di essere calati dalle finestre perché non c’è spazio per far scendere le bare dalle scale” cfr. Il Sabato, 7.1.1989).

No, non è per supponenza che ci siamo informati poco e male questa settimana, è che ci si è rotta la Tv e per di più siamo rimasti intrappolati tre giorni, causa avverse condizioni meteo, sulla punta meridionale della Corsica. E che c’è da leggere per noi comuni ma pur sempre privilegiati Robinson Crusoe? C’è solo il non intellettuale quotidiano Corse-Matin, che non ha tempo di farci la morale se la notizia in prima è “Omicidio a Furiani e…tentativo a Porto-Vecchio”. Non c’è tempo di analizzare – tanto il ruspante còrso già lo sa e se non lo sa gli importa niente delle analisi – perché la Corsica ha il record di omicidi (e che record, 4 volte superiore al numero di omicidi registrati nelle altre regioni francesi), l’interessante è dar conto della vita delle comunità locali (“incendio ad Ajaccio”, “Calvi capitale del wind-surf”, “Corte: si scrive ‘paci e saluta’ o ‘pace e salute’: una precisazione dell’Associu Scola Corsa”) per quelle internazionali basta una pagina, e avanza. E’ comunque grazie a una breve sul Corse-Matin che veniamo informati del primo caso “mucca pazza” in Italia, così come, finalmente rimpatriati via Santa Teresa di Gallura, sappiamo da un allevatore di Trinità d’Agultu che sono sei mesi che dalle sue parti non si vendono vitelli e già viene il tempo di quelli nuovi e “cosa ne facciamo?” e “dov’è il nostro governo?” e “possibile che gli esperti del ministero non sappiano dirci altro, ‘queste pecore non si spostano’ – (in Sardegna hanno pure il problema di una peste arrivata dall’Africa di cui i bovini sono portatori sani, ma causa agli ovini il cosiddetto “morbo della lingua blù”, che fa ingrossare la lingua e provoca la morte per soffocamente delle povere bestie) – “possibile che non studiano come curare queste bestie?”

Il tempo di recuperare qualche lettura ce lo dannno gli amici, uno che ci segnala il Carlo Pelanda su Il Giornale (del 18 gennaio) e la sua bella, economica, conveniente idea di una solidarietà non pelosa, non ruffiana, non clientelare, non depressiva (Pelanda, che è un signore, lo chiama ‘errore concettuale dello statalismo di sinistra”, ma lo statalismo può anche essere di destra, come insegnò Mussolini e l’illuminato Michele Serra approvò, scrivendo una volta sulla buon anima dell’Unità che la scuola di stato è una delle poche cose buone che abbiamo ereditato dal fascismo), una solidarietà che altrimenti si chiama sussidiarietà; l’altro che ci rinvia a una rissosa lettera-intemerata di Gianluigi Da Rold (Il Foglio, 20 gennaio) “contro i media forti”, sorpresi in una respirazione bocca a bocca, velina a velina, procuratore a giornalista, del periclitante regimetto ulivista.

Ma vi volevamo solo dire che, tirando dritti per il nostro tratturo, non abbiamo avuto e non abbiamo camplessi (eccetto che con Sua Maestà Il Foglio) a vedere questi tank che sfrecciano sulle autostrade dell’informazione e per i quali è dura ingoiare che la storia d’Italia passa da un uomo ricco che ha il consenso del popolo e il disprezzo dei migliori salotti. Non che non ci piaccia assistere ad esempio a questa bella sfida tra La Repubblica e il Corriere della Sera, con il giornale scalfariano ormai a 40mila copie dal sorpasso (risultato strepitoso per un giornale più governativo di Amato). Ma come volete che ci infiammi i cuori e la testa una gara in cui vince chi azzecca il miglior gadget? Tanto di cappello per gli uffici marketing. Noi ci vediamo la prossima settimana, cari lettori, con una nuova grafica e nuove idee (per l’incremento pagine aspettiamo una pensata del marketing e, soprattutto, qualche miliardo per non mandare in rosso i bilanci del giocattolino). Il botto arriverà, tranquilli, c’è un uccellino che ci dice che presto potrete leggerci anche a Bonifacio.

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