Il rischio. Seduti su una poltrona

Di Newbury Richard
25 Gennaio 2001
Dopo il successo del Grande Fratello, a metà febbraio arriverà l’ondata della cosiddetta “tv-realtà” o, per i più metafisici, “verità”. Ce n’è per tutti i gusti. Ogni avventura è buona. La televisione entra in una nuova epoca. E’ l’ora del Grande Spinello

Cambridge. Oggi l’ideale è sacrificato al reale. L’Illuminismo ha visto l’uomo abbandonare progressivamente la tensione al Mistero, sostituito con la natura. La tecnica dell’orologeria di quell’epoca portava a concepire Dio come il Creatore che aveva dato la carica dall’esterno a un meccanismo indipendente di “pesi e contrappesi”. E si può dire che la Rivoluzione Francese si fosse già compiuta nella mente di un Luigi XIV il cui hobby era fare l’orologiaio. Ora, il progressivo insuccesso nel funzionamento di una Costituzione Americana concepita come meccanismo di orologeria suggerisce la necessità di rivedere anche quell’esperienza nella nostra era digitale, meno persuasa dell’universalità dell’empirico.

No agli animali (a meno che siano esseri umani) usati come cavie
Un altro segno dei tempi che rivela il bisogno di correggere la nostra mentalità razionalista è il fenomeno – diffuso in tutto il mondo – della “Tv-verità” o “Tv-realtà”; un ossimoro, se mai ne esiste uno. La “realtà” che osserviamo dallo schermo televisivo naturalmente ci arriva filtrata, nonostante oggi la Tv digitale e interattiva ci inviti ad accrescere ulteriormente il pregiudizio di cui abbiamo parlato rendendoci possibile la scelta tra molti canali e non solo la selezione di quale personaggio o vittima vogliamo guardare e da quale punto di vista guardarli, ma anche l’epilogo che ci attendiamo. Il pendolo è già passato da un’età dell’Epica, dove il potere della gente è la spada, a un’età del Romanzo dove si può tagliare una testa e poi riattaccarla a proprio piacimento. Il Realismo Magico rende reali i personaggi storici e poi cambia i dettagli contingenti del passato per inventare verità multiple, la cui validità dipende dal “punto di vista” di chi osserva. L’inserimento di personaggi reali in situazioni finte, create in studio, proprio della Tv-verità sfrutta questo meccanismo. Ironicamente proprio nel momento in cui la nostra società discute della moralità di condurre esperimenti medici utilizzando gli animali come cavie, conduce esperimenti pubblici su esseri umani usando il successo e la fama come carota, e il ridicolo e l’insuccesso come bastone.

La Tv della (selezionata) realtà
Ugualmente equivoco è il concetto di notizia “reale”. Che può essere solo quella mostrata in televisione – e come conseguenza il Kosovo vale più del Congo grazie all’“effetto Cnn” che gli conferisce un peso internazionale. La telecamera può combattere i fucili da guerra di un regime repressivo, ma anche i movimenti di liberazione e i terroristi studiano come ottenere il massimo risultato all’arrivo delle telecamere, mentre rivoltosi e dimostranti capiscono dal loro stesso essere telespettatori cosa ci si aspetta da loro. La spesa per mantenere una troupe televisiva può facilmente incoraggiare la costruzione di un servizio entro il termine di scadenza attraverso la distribuzione di poche banconote. Tuttavia la “realtà”, per quanto selezionata, può avere delle conseguenze molto potenti. E’ stato il sangue che le televisioni a colori degli anni ’60 hanno mostrato nel suo colore rosso durante l’ora di pranzo a far perdere al pubblico americano l’appetito… per la guerra del Vietnam. Oggi il colore ha perso la sua capacità di shock e in più noi non guardiamo tutti gli stessi programmi. In Inghilterra 15 milioni di persone possono ancora guardare una “telenovela” come “Coronation Street” che racconta la vita delle classi operaie a Manchester, o “Eastenders” che racconta quella di Londra, mentre 1 milione e mezzo di persone guardano un programma di notizie approfondite come “Newsnight”. E, in misura crescente, audience variabili tra i 15mila e i 1500 spettatori guardano nello stesso momento canali di “nicchia” sulla storia, la natura, o canali sugli “stili di vita” o film e sport in pay-per-view.

La Tv verità? Un contenitore che fa controllo sociale e non costa niente allo Stato
“Nessuno ha mai perso denaro sottostimando il gusto del pubblico” ha dichiarato Barnum Bailey, il proprietario del famoso Circo Americano e del Freak Show. E Sam Goldwyn, il fondatore della Mgm di Hollywood, licenziava i film impegnati con la frase: “I messaggi vanno bene per la compagnia telegrafica”. La Tv-verità, a livello pratico, è perciò un tentativo di impiegare programmi a basso budget per riempire le ore di spazio vuoto sulle centinaia di nuovi canali che la rivoluzione della Tv digitale ci renderà accessibili. In Inghilterra la televisione tradizionale sparirà in meno di dieci anni e il vecchio etere sarà venduto solo per il traffico dei telefoni cellulari. Oggi il programma più popolare è “The Royle Family” dove non si vede altro che una famiglia operaia seduta a parlare davanti alla televisione. La televisione, che noi non guardiamo mai, è considerata come un membro indispensabile ma largamente ignorato della famiglia. La sfida è come catturare l’interesse o reclamizzare qualcosa a questi “tipi casalinghi”. La Tv-verità dà loro l’illusione dell’avventura, del rischio, del tradimento, della fama e della vendetta. “Grande Fratello” naturalmente si riferisce a “1984” di George Orwell, in cui ogni dettaglio della vita di ciascun cittadino veniva monitorato su uno schermo tv a due vie. Orwell, produttore di media socialista, profetizzò che nel futuro il controllo sulle classi operaie sarebbe avvenuto attraverso lo sport e la pornografia.

Ognuno di noi sarà famoso (per 15 minuti)
Allo stesso modo basta dare un’occhiata a qualsiasi strada principale inglese per vedere le telecamere a circuito chiuso che hanno ridotto il crimine, ma che ci rendono tutti inconsapevoli di essere ripresi e – come aveva pronosticato Andy Warhol – membri di un futuro dove “ognuno sarà famoso per 15 minuti”. Orwell scrisse il suo “1984” nel 1948 sull’isola scozzese semidisabitata (25 abitanti) di Jura, nelle Ebridi. Il che ci riporta ai due esempi più “educativi” e di “pubblico servizio” di questo genere televisivo. In “Castaway” la Bbc scozzese ha messo per un anno 35 persone appartenenti a una fascia di età variabile dai 3 ai 58 anni, differenti livelli sociali e diverse razze nell’isola deserta e battuta dai venti di Taransay, nelle Ebridi esterne, con il compito di costruire ripari, diventare autosufficienti e costituire proprie scuole e una forma di autogoverno. Effettivamente una cosa fattibile, come dimostra la vita dei 30 abitanti della vicina Muck, dove chi scrive tornerà tra un mese. Tutti hanno verificato che i lati negativi sorpassano quelli positivi e hanno scoperto un nuovo ideale nonostante questa realtà difficile. Un postino londinese con la sua famiglia ha perfino deciso di rimanere come coltivatore diretto nelle Ebridi, inospitali ma bellissime.

Dal presente al passato. La furia della ricreazione Tv
Con la fantasia vogliamo tutti emulare Robinson Crusoe, proprio come aveva capito quel precursore del giornalismo su carta stampata che fu Daniel Defoe, che riempiva un mercato di nicchia con il suo naufragio e altri ugualmente redditizi con le “autobiografie” di assassini e prostitute. La “realtà” ha sempre venduto, specialmente a quelli privi di fantasia e che hanno imparato a leggere e scrivere da poco. “The 1940’s House” che viene trasmesso in questi giorni inserisce una famiglia moderna nella “realtà” della vita quotidiana anni ’40, senza televisione, ricostruendo minuziosamente la vita senza uomini (chiamati in guerra), con i danni delle bombe, le notti nei rifugi, i vestiti diversi e razionati, senza cibi pronti e confezionati e strettamente razionati. Come affrontare l’indisponibilità quasi totale di latte e carne, un uovo ogni due settimane e pochissime sigarette. La dieta – che io ricordo bene – era frugale, monotona, ma salutare, come ha dimostrato la visita medica alla famiglia Hyman (protagonista della serie televisiva, ndt) dopo il loro viaggio di 3 mesi. Giocare sulle zone distrutte dalle bombe (il mio guardino), e avere come ogni classe il proprio rifugio antibomba, era una realtà diversa e forse più eccitante ma oggi, mentre siamo ossessionati dalla “sicurezza dei bambini” e dalla “cultura della colpa” e facciamo regolarmente causa ai medici poiché non sono infallibili come nelle soap televisive sugli ospedali, andiamo in cerca del rischio seduti su una poltrona.

Ecco la rivoluzione che vi aspetta
Possiamo guardare “Jungle Janes” in cui 25 donne inglesi di ceto medio e di età variabile dai 29 ai 55 anni trascorrono tre mesi di sfiancante trekking attraverso la giungla disorientante e infestata dai serpenti del Brunei, dove l’Esercito Inglese compie le sue esercitazioni. Come per i naufraghi, la vera sfida sarà tornare a confrontarsi con il proprio “io” precedente, la propria prole e il proprio consorte. Gli stereotipi sessuali e sociali sono invece messi in dubbio da “Bare Necessities” dove, sempre in tema di sopravvivenza, squadre di diverse professioni (parroci contro bookmaker, giornalisti contro infermieri, ecc.) devono cavarsela in luoghi remoti portando con sé solo 10 strumenti. Numerose opportunità per svelare le più ovvie differenze di genere sono offerte da “Shipwrecked” dove 16 ragazzi al di sotto dei 25 anni vengono trasportati su un’isola del Pacifico dove devono sopravvivere per 10 settimane avendo a disposizione una scorta limitata di cibo e di vestiti. Se non si sentono abbastanza aggraziati per superare il test del bikini possono prendere parte a “Inch Loss Island” dove i concorrenti devono rispondere alle disposizioni telefoniche dei telespettatori sulla dieta da seguire. Chi poi desidera la gloria può prendere parte a “Popstars” dove nel giro di un mese, e grazie al voto del pubblico, si seleziona un gruppo pop di 6 elementi da 3000 concorrenti. Ci deve essere un serpente in questo Eden e in “The Mole” (la talpa) 10 concorrenti di tutte le età e professioni cercano di superare diversi test (come paracadutismo estremo) in 4 paesi e due continenti per 28 giorni. A cadenze di pochi giorni devono superare un test sulla “talpa” e chi ottiene il punteggio più basso viene espulso. Se tutti superano il test il montepremi cresce, mentre se nessuno lo supera (sabotaggio da parte della sconosciuta talpa?) il montepremi si abbassa. Ovviamente i richiami più sfacciati ai peggiori istinti vengono dalla “Temptation Island” (L’isola della tentazione) di Rupert Murdoch che attualmente domina gli indici di ascolto americani, superando anche il basket. E’ popolare anche in Inghilterra. Su un’idillica isola deserta 10 coppie vengono divise in due campi, uno maschile e uno femminile, con molteplici partner da scegliere per “incontrarsi” e la possibilità di vedere cosa combinano i propri (pagati) partner. “Così fan tutti” incontra “Don Giovanni” e la “Ragazza d’Algeri”? L’adulterio non è reale finché non appare sullo schermo e presumibilmente i partecipanti e gli spettatori possono far causa e farsi restituire i soldi se la realtà non è conforme a quanto si aspettavano. La realtà di 15 minuti di gloria può essere costosa come l’indiscrezione di Madame Bovary per una carrozza chiusa, ma dondolante. I canali televisivi costituiscono l’hardware e i programmi il software.

Attenti ad attraversare la strada
L’informazione è il più grande prodotto al mondo e la digitalizzazione significa che è globale. La deregulation significa esattamente questo: deregulation. I dissidenti cecoslovacchi tenevano alto il morale pensando che col crollo del comunismo tutti gli operai avrebbero potuto e voluto vedere Checov e non i canali pornografici oggi tanto popolari. Comunque eccessi simili, insieme ad alcuni capolavori, li ha creati anche la stampa senza censure e il pubblico di lettori di massa dell’Inghilterra del XVIII secolo. La parola inglese per “romanzo” è “novel”. La realtà è che il pubblico comincerà ad annoiarsi di questa “novelty” della Tv-verità. Potremmo anche diventare spettatori – come mostra la popolarità di “The Royle Family” – della fine della cultura della dipendenza televisiva. “Esci a vedere il mondo, vivi la tua vita!” è l’imperativo moderno. Non illudetevi! La realtà è lontana dall’ideale ma esiste – oltre la porta di casa, non al di là dello schermo: tuttavia state attenti ad attraversare la strada.

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