Lettere 4

Di Tempi
25 Gennaio 2001
Dallo sfruttamento della detenzione, alla morte della famiglia, ai puntini sulle (tre) “i”. E il noioso Folena

Spett. Signor Direttore,
chi le scrive è il detenuto Bondini Maurizio, ristretto presso la Casa di Reclusione di Saluzzo (CN). Quest’estate ho letto con vivo interesse i conti fatti in tasca dal quotidiano il Giornale ai Ministri ed ex Ministri di questa repubblica, e ho appreso che le loro pensioni variano dai trenta milioni ai novanta milioni netti di Lamberto Dini mensili. Non posso che rammaricarmi per tutti i pensionati che percepiscono pensioni minime che non superano neanche il milione mensile, hanno sacrificato una vita al servizio di questo Paese, e fanno una vita da poveracci, tutta colpa dei continui aumenti: luce, acqua, gas, medicinali, carne, affitti, etc… A questo punto mi chiedo se questo è o no un Paese democratico? No! Credo che sotto sotto sia un Paese dove cova la dittatura, basta pensare alla questione delle carceri, che è una vergogna. Dico questo perché lo stato ha stanziato miliardi per costruire nuove carceri e risolvere la questione del sovraffollamento ma non ha soldi per pagare gli stipendi interi dei lavoratori detenuti che lavorano anche più delle sei ore e quaranta giornaliere. Io lavoro come inserviente in cucina, ma in pratica faccio anche l’aiuto cuoco e tutti i giorni quando finisco di lavorare ho la schiena a pezzi. Lavoro tutto il santo giorno e mi pagano solamente quattro ore, e il colmo è che con il mezzo milione che guadagno al mese devo pagare i viaggi di andata e ritorno con il treno quando vado in permesso, mantenere moglie e figlio, spese secondarie di mio figlio, ad esempio libri scolastici, pagare le cosidette tasse. Non capisco e faccio fatica a capire che quando si tratta delle nostre buste paga il Ministero non ha i fondi e sono costretti a dimezzare i nostri stipendi, quando invece per costruire nuove carceri hanno tutti i miliardi che vogliono e i cosiddetti Ministri godono delle pensioni d’oro. Un cordiale saluto a tutta la redazione, a lei signor Direttore e tutti i lettori di Tempi. Mi scuso per gli errori di impostazione ma ho scritto questa lettera con la rabbia addosso.

Sul finire dell’anno domini 2000, nell’inaugurare il nuovo carcere di Bollate (Milano), il ministro Fassino si dilungò nel descrivere l’amenità del luogo-penitenziario, naturalmente costruito secondo l’osservanza di tutte le norme Europee e la retorica delle Olive. Ma se oltre alla dolce lingua della bontà burocratica la sinistra rispettasse cose anche più prosaiche ed elementari (quali la dignità della persona e del lavoro dei detenuti) forse non avremmo ancora la soluzione del caso Sofri e Baraldini, ma si potrebbe cominciare a sentir parlare in modo non inutile e non ipocrita del problema (a dire il vero, trattato sin qui in modo irresponsabile anche dalla destra) delle carceri italiane. Non dare la giusta mercede agli operai è, secondo la dottrina cattolica, un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. Ma secondo il codice penale, è anche sfruttamento di manodopera, lavoro nero. Ministro Visco, perché non manda un’ispezione della Finanza anche al suo collega Ministro di Giustizia?

Cari amici di “Tempi”,
in riferimento all’articolo “Italia, paese in via di estinzione” (N.2-2001), la diagnosi è ormai nota, in quanto alla cura finora si è somministrata dell’aspirina a un malato di asma. Al di là di scelte personali estreme, mi pare che, come la sottoscritta, ci siano altre donne disposte ad aumentare il numero dei figli,ma… Sapete cosa significa? Sguardi di compassione, sgravi e detrazioni fiscali da elemosina, fai da te per poter mandare i figli nelle scuole che riteniamo educative, dove non si debba ricorrere a ridicoli compromessi in nome della tolleranza (quelli della serie:” Non facciamo il Presepe e la festa di Natale per non offendere chi non ci crede”, ”Babbo Natale e la befana sì, ma Gesù nelle decorazioni e i re Magi no”, e vi posso dire dove è successo), part-time lasciato in molti casi all’assoluta discrezionalità del datore di lavoro e sottoposto ai più ovvi ricatti, possibilità di accesso alla casa di proprietà da incubo, vacanze solo se hai la casa da qualche parte, perché i bambini pagano salato dappertutto. La filosofia sottostante è: “I figli li fai se te li puoi permettere, perciò tira la cinghia oppure ricorri a: contraccettivi, pillola del giorno dopo, aborto”. L’aspirina è importare bambini già fatti, pagare mensa, abitazione, servizio sanitario, ambienti religiosi per un po’ a loro, farsi belli perché li abbiamo salvati dalla fame e credere che i loro genitori paghino l’INPS a qualcuno, prima di andare in pensione a loro volta o di tornarsene in patria portandosi dietro i contributi, come da loro legittimo diritto. Cordialmente
Pirazzini Patrizia

Il direttore che, in quanto a prole, giusto in questi giorni, ha avuto notizia di aver raggiunto la mezza dozzina, non può che firmare e sottoscrivere. Nel 1969 Pasolini scriveva: “Nel ’68 ci fu il caos/che buttò tutto all’aria/Non appena tornò un po’ di calma /Ricomparvero quei giovanotti coi baffi; di buona famiglia, ‘se no, mica erano sfacciati così’. Il caos rimescola quello che c’è. Davanti a noi c’è il nulla con le ultime speranze/ senza sapore. Gli operai hanno ormai pochi anni”. Si potrebbe intitolare così e infatti il primo verso della poesia di Pasolini si intitolava così: “C’era una volta un popolo”. Poi, il nulla, cioè il comitato di affari della borghesia con i piedi sotto l’imbandita (col sudore del popolo) tavola dello Stato (e di tutta la retorica che dallo Stato discende). Non è stata Roma ladrona il problema. Problema è il cortorcircuito prodotto in questo Paese dal moralismo gauchista di clericali-clericali e di laici-clericali. I moralisti si struggono nella predicazione dei Grandi Valori e, forse, taluno di loro che non si chiami Ciriaco De Mita o Eugenio Scalfari è pure sincero. Solo non hanno mai preso un tram, non hanno mai fatto la spesa con la massaia, non hanno mai passato una notte con un bambino che ha il mal di pancia. Per questo uno come Berlusconi è più popolo di cento Rutelli.

Caro Direttore,
le elezioni si avvicinano, e i partiti cercano di far passare dei messaggi coinvolgenti. Tra questi, particolare attenzione ha suscitato in me il manifesto di Forza Italia (e del Polo delle Libertà) indicante i tre obiettivi su cui incentrare la nuova scuola: inglese – internet – impresa. Certamente si tratta di uno slogan di una certa efficacia. Tuttavia, come genitore aderente all’Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), non credo siano questi gli obiettivi prioritari. L’obiettivo fondamentale ed irrinunciabile della scuola d’oggi in Italia è quello della “libertà”: libertà d’educazione, libertà d’apprendimento, libertà d’insegnamento. I genitori vogliono poter liberamente scegliere la scuola ed i percorsi educativi per i propri figli; gli insegnanti vogliono sentirsi valorizzati nella loro professionalità e condivisi nel loro autonomo proporsi come “maestri”; le scuole chiedono di essere considerate momenti autentici di cammino e di proposta educativa e formativa, indipendentemente da chi le gestisce; gli studenti vogliono veder rispettato il loro diritto alla conoscenza della verità e all’aiuto concreto nell’acquisizione di un metodo e di criteri per poter leggere, valutare ed affrontare la realtà. Va corretta la diffusa ideologia, indicata col termine di “panaziendalismo” e di “multimedialismo”, che non aiuta, ma piega l’individuo su obiettivi opportunistici e consumistici erroneamente intesi come modelli universali assoluti. I giovani non si formano, si fanno crescere. E crescono soltanto nella libertà. Essi non hanno bisogno soltanto di vivere, ma di sapere perché si vive. E la scuola deve aiutarli ad acquisire una loro identità. Ecco perché mi sembrano fuorvianti le “tre i” dei manifesti elettorali. Il problema è molto più ampio e grave. L’impegno politico richiesto a tutte le forze in campo è quello di riconoscere e garantire prioritariamente questa “libertà” mediante una scuola istituzionalmente pluralista, dove chiunque sia in grado di farlo possa liberamente proporre ipotesi e percorsi educativi, nel rispetto delle diverse identità culturali che caratterizzano la nostra comunità e del diritto alla libera scelta dei soggetti. Grazie. Con cordialità
Giancarlo Tettamanti, Milano

Ricevuto, sottoscritto e trasmesso all’Alto Comando di liberazione nazionale.

Leggendo i manifesti di invito all’incontro pubblico che si sarebbe svolto il 19/01/01 con l’on. Folena, che di incontro ha avuto poco, in quanto, non essendoci stato spazio per le domande, si è rivelato più che altro un vitaminico comizio per simpatizzanti ed iscritti DS, mi sono posto il quesito circa i motivi che potevano avere spinto l’algido parlamentare, ad aprire la campagna elettorale in quel di Barzago, piccolo paese della Brianza, di 2500 abitanti. Ne ho individuati due:
1) Barzago, roccaforte dei DS lecchesi, è situata nel cuore della Lombardia ed è a metà strada tra Lecco, città di Formigoni e Arcore, cittadina di residenza di Berlusconi. Aprire qui la campagna elettorale ha il sapore della sfida portata nel cuore del territorio “nemico”.
2) La leadership diessina, avendo un disperato bisogno di voti, cerca di riprendere contatto con la base del partito che è fatta ancora, nei piccoli paesi, di onesti e infaticabili organizzatori di Feste dell’Unità e attività sociali e spesso di amministratori coscienziosi. Non a caso, in un intervento di benvenuto il segretario regionale della Fiom, militante PCI, PdS, DS, ha rimarcato l’assenza di rapporto della base con l’alta dirigenza del partito. Ma una volta sceso tra i suoi, il giustizialista Folena, che cosa ha detto per rincuorarli e convincerli ad affrontare con vigore rinnovato la dura battaglia elettorale? Ha percorso i sentieri della retorica più stucchevole richiamando i valori della Resistenza (originalissimo!) come se essi fossero patrimonio solo della sinistra, ha rispolverato la parola “utopia” dando l’impressione di crederci come si crede alla Befana, ha criticato Cossiga e la Lega, dimenticando che il primo ha consentito la costituzione del governo D’Alema e la seconda è stata la responsabile del ribaltone del’94, che ha portato i DS al governo, ha cercato di far diventare la questione “Mucca Pazza” un argomento di sinistra, forse pensando che a destra il problema non possono porselo non possedendo il cervello, quindi non potendo rischiare l’encefalite spongiforme. Dopo un’ora di comizio, che alcuni presenti simpatizzanti, hanno definito “pesante”, nel senso di noioso, me ne sono andato a dormire con la sensazione che l’onorevole Folena non solo è distante dalla “sua” base ma anche dalla realtà.
Amedeo Zottola, Barzago (Co)

Folena. Ed è subito sera.

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