Teoria, pazienza e sentimenti còrsi

Di Tempi
08 Febbraio 2001
Che bello andare al ristorante con un illustre studioso di statistica, ordinare un’enorme fiorentina e assistere allo spettacolo di un professore universitario che addenta l’osso con voracità e manda moccoli ai “politicanti allarmisti che stanno distruggendo l’agricoltura italiana”

Che bello andare al ristorante con un illustre studioso di statistica, ordinare un’enorme fiorentina e assistere allo spettacolo di un professore universitario che addenta l’osso con voracità e manda moccoli ai “politicanti allarmisti che stanno distruggendo l’agricoltura italiana”. Che lezione, una conversazione con un primario otorino, cuci e tagliagole, che racconta certo sbando di categoria e certe incazzature in sala operatoria, perché “la preparazione teorica c’è, ma non c’è l’uomo; io ho imparato il mestiere stando dietro a un professore con due palle così, immedesimandomi nella sua certezza, nella sua decisione, nella sua capacità di rischiare. Questi entrano in sala operatoria che sanno tutto e non sono certi di niente. Così, al primo imprevisto se la fanno addosso”. Che testimonianza, quella di un finanziere che tra le altre cosucce ha messo su un fondo di investimenti che ha già rastrellato 400 miliardi e ti dice: “mi arriva una media di 30 curricula alla settimana. Sono tutti perfetti questi giovani in carriera. Spesso sanno più cose di me – studi in Bocconi, master negli Usa, lingue… – hanno solo un piccolo problema: sono incapaci di relazioni umane”. Oilà, grandi riformatori catto-pipini, post-comunisti, azionisti (quelli che, in omaggio a una definizione coniata da Charles Peguy noi continueremo chiamare “clericali-clericali” e “laici-clericali”), spappolatori di certezze ed entusiasti propagandisti del cacadubbismo, vedete come fa bene il culto dello Stato e l’idea di individuo in quanto processo storico-sociale?Vedete come fa progredire i saperi, le competenze, le professioni, l’odio per la libertà, per l’incontro, per l’avvenimento, unici inneschi di quell’esplosione da cui nasce una persona, un popolo, una civiltà (oh, Abramo!)? Vedete che razza di cittadino irresoluto e che masse di folle solitarie sono le vostre “religioni civili”, le vostre “riforme morali”, le vostre “formule umanitarie”? Tutte chiacchiere e distintivi, solo Potere che si copre con l’edera dell’araldica risorgimentale e di qualche porpora cardinalizia. E siamo arrivati al punto: abbiamo dato una prima lettura ai nuovi programmi ministeriali della nuova scuola di base. Diciamo subito che d’acchito, colpisce la lingua, anche nel senso di langue desaussuriana, significante di che? Un nulla agghindato di tecnicismo burocratico. Forse un po’ come usava in Urss, quando sembrava sensato che si potesse costruire un ministero, pagare una selva di impiegati ed elaborare un piano quinquennale, non semplicemente per produrre più patate o più bulloni, ma molto più umilmente per togliere dal cuore e dalla testa degli uomini l’idea di Dio. “Nelle humanae litterae, la ‘teoria’ è soltanto un’intuizione che ha perso al pazienza” ha scritto il grande critico letterario ebreo George Steiner, che giustamente si ribella all’omologazione. I teorici al potere, la pazienza la stanno facendo perdere al popolo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.