Non è farina del loro sacco
Un aborto giuridico determina la sorte delle biotecnologie in campo alimentare: un’analisi del testo del decreto legge n. 148 del 8/8/2000, detto “dei 4 mais”, scatena un legittimo sospetto sui nostri governanti. O non sanno scrivere o confidano che nessuno legga quel che scrivono. Riassumiamo il decreto:
Riferimento alla legge n. 400 del 23 agosto 1988 (non è citato nemmeno il titolo)
1) Riferimento al regolamento Europeo n. 258/97 del 27/1/97.
2) Riferimento ad una nota del Ministro della Sanità del 23 dicembre 1999 (Bindi?) dove si segnala al Commissario europeo che un’associazione ambientalista contesta la commercializzazione di 4 tipi di mais e 2 tipi di colza transgenici ritenuti “sostanzialmente equivalenti” al prodotto “naturale” (ma gli esposti di associazioni private sono caposaldi di decreti legislativo?)
4) Riferimento ad una nota del 5 giugno 2000 nella quale il Ministro della sanità si lamenta che la nota precedente non ha avuto seguito (da quando lamentarsi è un caposaldo di un decreto legislativo?)
5) Si auspica una ricerca sulle conseguenze delle modificazioni genetiche prima della commercializzazione dei prodotti.
6) Si precisa il principio di “sostanziale equivalenza”: “… a fronte di un possibile diverso intendimento del concetto stesso sul piano giuridico, stante il carattere poco chiaro della norma comunitaria”.
7) Si considera un rapporto dell’ISS sulla persistenza di proteine derivanti dalle trasformazioni genetiche: da 0.04 a 30 parti per milione (percentuali dello 0,000004 % e dello 0,003% ).
8) Si sostiene che l’equivalenza sostanziale è dimostrata “soltanto” dal punto di vista nutrizionale e non della composizione del prodotto.
9) Il culmine del non-senso viene raggiunto al nono punto: “Ritenuto che nel predetto parere l’Istituto superiore di sanità giunge alla conclusione che, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, non risultano esistere rischi per la salute umana ed animale a seguito del consumo dei derivati dei predetti OGM, ma che detta conclusione è raggiunta in un contesto in cui dalla corrispondenza con il Presidente della Commissione europea e con il commissario europeo competente emergono carenze nella procedura di accertamento dell’assenza di rischi per la salute dei consumatori.” Traduzione: “L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dice che gli OGM non fanno male ma per noi politici sbagliano”. Domanda: a che serve allora l’ISS?
La ciliegina sulla torta
La ciliegina sulla torta al punto seguente: “Ritenuto che il predetto parere dell’Istituto Superiore di Sanità non si esprime circa il rischio di un eventuale “rilascio ambientale” degli OGM in questione, pure a fronte dell’accertata permanenza di residui di componenti modificati nel prodotto, sicché ancora più lesiva del principio di precauzione, generalmente condiviso in materia, appare essere la carenza di notizie derivanti dalla precedente fase di accertamento istruttorio di detto rilascio ambientale ai fini dell’autorizzazione semplificata”. In pratica si accusa l’ISS di non esprimersi sul rischio del rilascio ambientale “degli OGM in questione” che però non sono OGM ma prodotti derivati da OGM. Chiedere una valutazione di impatto ambientale per delle farine significa che gli estensori del documento (di cui Amato s’è assunto la piena paternità) non sanno distinguere tra il seme di una pianta e una farina da esso derivata. È come confondere un vitello vivo con delle polpette di carne tritata. Le uniche differenze misurabili tra una farina normale ed una di quelle in questione sono:
1) La presenza di una proteina in più (rispetto oltre alle 30.000-50.000 già presenti) la cui pericolosità è nota: è meno tossica del sale da cucina.
2) La presenza di DNA transgenico oltre a tutto il DNA “naturale”. Per valutare l’entità di questa seconda differenza considerate che:
a) per ogni metro di DNA transgenico ci sono circa 100 chilometri di DNA naturale,
b) il DNA transgenico è fatto per la grandissima parte di DNA di piante, di batteri o di virus di vegetali che noi mangiamo regolarmente
c) ogni giorno ingeriamo decine di migliaia di chilometri di DNA naturale. Una fetta di carne ne ha circa 2000 km.
La farina del demonio
È chiaro che la farina transgenica, a meno che la molecola di DNA in non abbia in sé una carica di tossicità demoniaca, dovrebbe considerarsi “sostanzialmente equivalente” a quella convenzionale. Nonostante esistano due differenze rispetto alla farina tradizionale, per cui il derivato da OGM non può essere considerato perfettamente identico, allo stato delle conoscenze attuali si può definire, “sostanzialmente equivalente”. La storia delle decisioni irragionevoli incominciò con il decreto n. 128 del 7/4/99 del Ministro Bindi che vietava l’uso di prodotti da OGM nei cibi per lattanti e bambini. Adesso il decreto “dei 4 mais”. Quale il prossimo passo? Basta visitare i siti delle organizzazioni ambientaliste (www.verdiambienteesocieta.it) per scoprirlo. Intanto a livello internazionale la gente ride perché il direttore dell’ISS ha mandato una lettera alla rivista Nature (pubblicata nel Dicembre 2000) in cui ribadiva i fatti relativi al decreto e attribuiva la paternità delle decisioni prese ai politici.
di Piero Morandini
Ricercatore, docente del Corso di Laurea in Biotecnologie Agrarie (ha collaborato Roberto Paludetto).
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