Lettere 6

Di Tempi
08 Febbraio 2001
Fanny, i ragazzi dell’Inter, una Signora e…

Cara segreteria del direttore,
devo dirti che essendomi capitato tra le mani il “Tempi” contenente la famosa rubrica Zia Fanny, devi farmi il piacere di comunicare al tuo amato direttore (non sarà questa gran perdita, giustamente dirai) che, per quel che mi riguarda a far la Fanny ci chiami pure qualchedunaltro. Il perché: 1) pur avendo parlato solo di un banale episodio, ma questo era quanto, se non sbaglio, lui mi aveva chiesto, ritengo di aver dedicato una quantità di tempo e di sforzi nello scrivere, correggere, cancellare e riscrivere ancora, che decisamente non merita quella violenta amputazione,nonchè manomissione del pezzo che si può ammirare ora che il giornale è pubblicato; 2) perché mi vengono chieste 1000 battute se poi ne occorrono neanche la metà; 3) non mi trova del tutto consenziente sottrarre battute ad argomenti altamente drammatici come quelli che riguardano un parrucchiere che si è bevuto il cervello, per poi devolverli a quel problema così intrigante che è il rincaro del costo del tartufo e l’idiozia consumistica dell’americano medio che decide di comperarselo a tutti i costi!
Carla Vites

Simpatica collaboratrice, il direttore ti manda a dire che hai ragione a lamentarti. È’ che — come tutti i lettori avranno verificato — nel primo numero della nuova veste di “Tempi”, un errato conteggio delle battute e un problema tipografico hanno causato a quasi tutte le rubriche (e perfino al suo editoriale) danni irreparabili. Il direttore ti prega di ricevere le sue più sentite scuse e la definitiva misura della tua rubrica: 784 caratteri, superati i quali — ti fa sapere — egli interverrà personalmente per le manomissioni e le sforbiciate d’ordinanza.

Egregio direttore,
appreso che dieci giocatori dell’Inter, in notturna, hanno rapporti postribolari con avvenenti fanciulle, io, sottoscritto maschio italiano che guadagna in quindici giorni quello che un giocatore spende in una notte, ho pensato che i tanti fratelli che, diversamente dai ragazzi dell’Inter, si trovano nelle mie condizioni possono essere stati travolti da sentimenti del tipo: 1. Invidia… e chi è senza peccato scagli la prima pietra. 2. Intemperanza… e ricerca dei dettagli scandalistici sui giornali per placare il voyeurismo. 3. Ira… e scandalo farisaico commentando le vicende con la moglie. Si rendono però conto, i ragazzi dell’Inter, che sono dei lavoratori dello spettacolo e che devono onorare il loro contratto nel miglior modo possibile, sgobbando duramente di giorno e riposando bene di notte, per presentarsi, in modo dignitoso, la domenica sul campo? Si rende conto il presidente dell’Inter che, come imprenditore sportivo, se non riesce a dirigere una squadra di calcio come può ambire a dirigere una città? E a chi può venire in mente di proporglielo?
Amedeo Zottola, Barzago (Co)

Invidia, ira, intemperanza. Peccati capitali. Come la lussuria. Pare che non si rendano conto.

Carissimo Direttore,
le scrivo in risposta alle Sue lettere inviatemi per il mancato rinnovo dell’abbonamento. Vi seguo da molti anni, sapevo dell’esistenza del Vs. giornale, ma non sapevo come reperirlo, poi un giorno l’ho trovato in edicola e d’allora non Vi ho più mollato. In seguito ho fatto l’abbonamento. Il Vs. giornale mi piace, anche se a volte lo trovo difficile e poiché voglio comunque capire certi articoli lo accantono per rileggerlo in un momento di maggiore tranquillità, così facendo mi ritrovo “Tempi” di diversi anni in ogni angolo della casa, posso dire di averne buttati forse due o tre. Sono contenta che il ns. giornale esista, perché è una voce fuori dal coro, peccato che non ha le grosse tirature dei grandi quotidiani, i quali stanno uniformando o ancor peggio distruggendo le coscienze. Dopo tutto questo discorso Lei mi dirà: ma allora perché non hai rinnovato l’abbonamento? E io le rispondo che in pratica l’avrei rinnovato, ma purtroppo i soldi a Voi non sono mai arrivati. Mi spiego meglio: alla giornata del 2 dicembre al Forum di Assago, quella in difesa del Buono Scuola, avete distribuito dei volantini con la proposta di abbonamento di £. 100.000 per un anno. La trovavo interessante, ma non ho trovato all’uscita il banchetto per il ritiro dell’adesione, allora vi ho spedito i soldi in una lettera (…) purtroppo io ho sbagliato a scrivere l’indirizzo e l’ho inviata in Via Carnovali, 19/A. Ho sperato che la busta tornasse al mittente, oppure che qualche persona onesta aprendola terminasse l’opera, ma è stata una speranza vana. Ora Le chiedo, visto l’angoscia di aver perso i soldi e l’impossibilità di riaffrontare la spesa per un nuovo abbonamento, perché sembrano poche £. 120.000, ma per chi ha il solo stipendio del marito da impiegato, ha tre figlie da mantenere, le spese di riscaldamento, la scuola privata scelta per i motivi che lei conosce bene, il costo del trasporto ad essa, il “mutuo” del dentista etc. etc., le £. 120.000 sono tante. Le chiedo se posso fare n. 4 rate da £. 30.000. Grazie.
Cinzia Gualandris Capriate (BG)

E poi dice che “Tempi” non è popolo. Lasci stare le rate, all’abbonamento permetta che ci pensiamo noi. Grazie, Signora.

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