Un democristiano a Downing St.
Tony Blair si sveglia ogni mattina con lo stesso pensiero: “Come faccio a perdere le elezioni?”. Già, perché solo lui può perderle, malgrado il vantaggio di 10-15 punti percentuali attribuitigli dai sondaggi. Da quando ha vinto in maniera travolgente il 1° maggio 1997, di fatto la sua Amministrazione è stata una continua campagna elettorale.
A scuola dalla Thatcher
Della secolare storia del Partito Laburista (PL) britannico, tre cose colpiscono Blair, questo figlio di un candidato al Parlamento per il Partito Conservatore all’epoca del governo di Margaret Thatcher. Anzitutto che il “partito del popolo” ha guidato complessivamente la Gran Bretagna per meno di un quarto di secolo e in secondo luogo che, malgrado un costante 55-60% di consensi nel corso del secolo XX, le divisioni elettorali tipiche del mondo Lib-Lab hanno caratterizzato i Conservatori come “il partito naturalmente di governo” del Novecento. Terzo, Blair deve vincere una sfida: nessun governo Laburista ha ottenuto la rielezione per un secondo mandato pieno (la signora Thatcher, di cui Blair è attento ammiratore e studioso, non ha varato le proprie politiche meno compromissorie — privatizzazioni e distruzione del sindacato nazionale dei minatori — fino a quando non si è sentita forte del secondo mandato). Ora, tecnicamente, il potere di sciogliere il Parlamento in qualsiasi momento del suo mandato quinquennale e quindi di convocare le elezioni politiche nazionali è una prerogativa della Corona, ma il sovrano — come ha sottolineato il direttore di The Economist Walter Bagehot nel suo The English Constitution del 1867 — è obbligato a seguire le direttive del governo addirittura al punto di sottoscrivere la propria condanna a morte qualora questa venga inviata al re o alla regina da entrambe le Camere. Il Primo Ministro può dunque “chiedere a Sua Maestà di sciogliere le Camere del Suo Parlamento” nel momento più conveniente per sé e per le sue speranze di vittoria (trovandosi a fronteggiare quotidianamente la prospettiva della sconfitta, John Major resistette fino all’ultimo giorno possibile).
La carta vincente? Gordon Brown
Blair convocherà le elezioni politiche nazionali probabilmente per il 2 maggio prossimo allo scopo di ottenere un secondo mandato per quel governo Laburista che egli sostiene aver governato l’economia tanto bene da potersi permettere d’investire pesantemente nella sanità, nell’istruzione, nei trasporti e nella lotta alla criminalità. Gordon Brown non è solo il Cancelliere dello Scacchiere, ma anche il principale stratega elettorale Laburista. Subito dopo le elezioni del 1997, con un colpo di mano rivoluzionario rimise il controllo dei tassi d’interesse alla Banca d’Inghilterra che è vincolata a mantenere l’inflazione al di sotto del 2,5%. Questa iniziativa ha dunque sottratto alla politica il potere di surriscaldare l’economia alla vigilia di un’elezione, ma ha pure messo fine al meccanismo di “esplosione e contrazione” che ha funestato l’economia britannica. Al sondaggio del gennaio di quest’anno, che domandava ai cittadini d’indicare quale partito ritenessero più competente nel governo dell’economia, il 50,2% degl’interpellati ha risposto i Laburisti e il 31,7% i Conservatori. Ipotizzando le elezioni per il giorno seguente, il sondaggio ha evidenziato come il 50,1% voterebbe Laburista, il 29% Conservatore e il 17% Liberal-Democratico. Gordon Brown ha ribaltato il consueto modello di governo Laburista, che consiste nello spendere per poi soffrire l’inevitabile crisi finanziaria di fine legislatura. Il ministro si è invece mantenuto fedele alle pianificazioni della spesa pubblica elaborate dai Conservatori (cosa che i Conservatori hanno ammesso non avrebbero fatto) e, pagando un interesse sul deficit equivalente allo stanziamento economico previsto per l’istruzione, ha ridotto sia le imposte fiscali dirette che quelle commerciali a un tasso iniziale del 10%, generando così un surplus stimato dalla City in 15 miliardi di sterline. Blair ha definito la sua prima una legislatura “essenzialmente di rassicurazione”. Ora progetta di “abbattere le barriere” per incentivare la mobilità sociale per tutti. Convocare le elezioni per la primavera, dopo che Brown avrà lanciato in marzo, e prima di qualsiasi involuzione economica, un budget “amico delle famiglie” per le quali la “cassa di guerra” del ministro stanzierà 3 miliardi di sterline, darà ai Laburisti la possibilità di un secondo mandato più radicale del primo, ora che gli elettori e il governo si sentono più certi in tema di competenza economica. Per di più, gli effetti della spesa pubblica di 40 miliardi di sterline varata l’anno scorso da Brown a vantaggio di scuole, ospedali, infrastrutture e lotta alla criminalità stanno gettando proprio ora i propri germogli primaverili.
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