Kafka aspirante alla grazia

Di Persico Roberto
15 Febbraio 2001
Franz Kafka, La meta e la via. Racconti scelti, 220 pp. Rizzoli, lire 14.000

“Leggere Kafka” spiega Mimmo Stolfi nel dare le ragioni di questa nuova edizione “è oggi più necessario di dieci, venti o trent’anni fa. Perché oggi Kafka può costituire un antidoto”. Perché raccontando un uomo “nudo, esposto al gelo di questa stagione sventuratissima” va brutalmente al fondo della questione: “Per te non c’è più nulla da fare. Ho scoperto la tua grande ferita; sarà questo fiore nel tuo fianco a portarti alla tomba”. Ma come ha insegnato Péguy “quella apertura prodotta da una spaventosa ferita, da una mortale inquietudine, da un punto di sutura eternamente mal legato” è per natura un’apertura alla grazia. E infatti dal profondo dell’“angoscia acutissima che tempesta i suoi racconti” l’attesa di un compimento emerge irriducibile: “Mi sforzo di essere un vero aspirante alla Grazia”. Come ebbe a commentare Thomas Mann: “in fondo all’anima di Kafka la speranza di trovare l’unica via giusta persiste indistruttibile”.

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