Lettere 7

Di Tempi
15 Febbraio 2001
Piani di Bobbio, 7 in condotta e reclute

Egregio Direttore,
ho letto su La Stampa un’intervista al candidato premier Rutelli da parte del portavoce di Norberto Bobbio, Alberto Papuzzi. L’intervista era evidentemente preparatoria della visita che Rutelli ha poi fatto a Bobbio (ricevendone l’investitura), filosofo notoriamente conosciuto come uno dei principali esponenti di quell’indirizzo politico-filosofico che si chiama giuspositivismo e liberalsocialismo. Ora, nel corso dell’intervista, tra Gobetti e Aron, tra Cox e i fratelli Rosselli, Rutelli cita Lord Acton come uno dei punti di riferimento culturali del suo liberalismo. Che c’entra Lord Acton, esponente di una antica, nobile e liberale tradizione di pensiero, con il giuspositivismo logico di Bobbio e con lo statalismo illiberale che da esso deriva? Tutto ciò mi viene però utile per segnalare a lei e ai lettori, che negli Stati Uniti — come ha ricordato di recente Il Giornale — è in atto una riscoperta della tradizione di pensiero (avversata dai vari Bobbio e Kelsen) del diritto naturale, tradizione che meglio di ogni altra sembra coniugare sviluppo economico, proprietà privata, libero scambio con i valori del cristianesimo senza alcuna aggettivazione. I cristiani valorizzano sempre più il mercato; mentre gli economisti abbandonano sempre di più utilitarismo ed economicismo. Questo incontro non avviene per caso, ma sulla base della consapevolezza che le radici dello statalismo, nemico comune, sono da rinvenire, come ha scritto un vero liberale valdostano Alessandro Passerin d’Entrèves “nello sforzo di costruire la propria assoluta sovranità e di svincolarsi da ogni ordine superiore non solo giuridico e politico, ma di qualunque genere, lo Stato e i suoi teorici appuntano anzitutto le loro armi contro quell’ordine universale, superiore alle singole comunità politiche, che era il diritto naturale”. In realtà Bobbio non sa — perché tante cose sa che ne potrebbe sapere di più, ma ogni tanto qualcuna sfugge — che questa tesi per adesso è vincente in America. Negli Stati Uniti gli ambienti di filosofia della politica e dell’economia cattolici, stanno annodando certi fili con la tradizione giusnaturalistica inglese e particolarmente con quella del filosofo Hooker (anglicano e profondo ammiratore del pensiero politico di San Tommaso). Tali ambienti sono al centro del dibattito in quanto ricollegano nientedimeno che il mondo cattolico — senza aggiungere una parola in più, senza dire tradizionalista — a un atteggiamento positivo verso l’economia e il mercato che ha origini giusnaturalistiche. E proprio l’Acton Institute è al centro di questo revisionismo e di questo incontro tra liberalismo e cristianesimo. E, infine, la direzione a cui perviene questo dibattito tra cattolici e liberali sull’economia di mercato è certamente più vicina a Berlusconi — per tradurre la filosofia in politica — ed è lontanissima sia dal solidarismo dossettiano o di certi estremismi cattolici che vedono nel mercato il diavolo, sia dal liberlsocialismo bobbiano e veltroniano.
Massimo Tringali, Aosta

Quello che è al centro del dibattito politico-filosfico americano è senz’altro molto interessante. Ma qui in Italia, micromegamente parlando, già ci potrebbe bastare che, vincendo, Berlusconi ci desse la sensazione di toglierci per un po’ dai piedi i “preti-preti” e i “preti-laici” a cui il colto Tringali fa cenno nelle sue ultime righe.

Cari amici,
tra uno scrutinio e l’altro, un collega mi mostra un paginone di Repubblica sulla scuola, nel quale a fianco della solita lettera del solito collega frustrato che si sente tradito dalla sinistra, un esimio psicologo sosteneva che bisogna ritornare alle sanzioni per gli studenti indisciplinati! Ma, udite! udite!, devono essere sanzioni creative. Pertanto, basta col 7 in condotta. Occorre che il reo sia umiliato davanti al gruppo dei coetanei in una sorta di ripristinata gogna (sono proprio queste le sue parole). Come avviene infatti in politica, per alcuni non si tratta di discutere per stabilire chi abbia torto o ragione, ma solo screditare chi è avvertito come nemico. Anche se questi è solo lo studente indisciplinato. Perciò non si condanni il peccato, ma senz’altro il peccatore!
Anna Chiroli, Milano

Come ha ben osservato Ernesto Galli Della Loggia (CorSera, 8.2), è vero che la sinistra ha fatto tutti i conti possibili e immaginabili con se stessa, ma è che quando deve cercare un’idea forte e si sforza e pensa, ecco che dalla sua pancia salta pascolianamente fuori il comunista che è in lei. È un problema. Di esimia psicologia.

Egregio direttore,
sono un insegnante di ruolo, con un futuro da pensione forzata. Vorrei esprimere la mia solidarietà a tutti gli insegnanti che sono stati letteralmente presi in giro con la farsa dei concorsi ordinari e di quelli riservati. Il ministro a luglio del 2000 aveva annunciato di rinunciare alle vacanze estive per risolvere la questione di questo assurdo concorso, adesso che farà?
Gianni Mereghetti, Abbiategrasso

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