L’ospedale “giusto” per Ebola
Quando si è avuta la certezza che quella scoppiata a Gulu era un’epidemia di Ebola, pare che uno scienziato del CDC, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, cioè la più importante struttura mondiale per la lotta contro le malattie epidemiche, abbia commentato: “Meno che male che stavolta è capitato qui, potremo finalmente studiare Ebola”. Il CDC non ha avuto alcuna esitazione nello scegliere il Lacor anziché l’ospedale governativo di Gulu come base per i propri team, che hanno raccolto una vera messe di dati sul virus in condizioni cliniche. “Qui ci sono laboratori di standard internazionale”, commenta Stuart Nichol, responsabile di una delle task force inviate in successione. Coi suoi 465 posti letto il Lacor è il secondo ospedale di Uganda, ma è l’unico a ospitare un servizio di radioterapia oncologica. Coi suoi 18 mila ricoveri all’anno e 190 mila visite ambulatoriali, il Lacor ha costi per 1,7 miliardi di scellini (poco più di 2 miliardi di lire). I ticket ambulatoriali e sui ricoveri, spesso puramente simbolici, coprono solo il 25 per cento dei costi. Al resto provvedono finanziamenti della cooperazione italiana, della Cei e della Fondazione Piero e Lucille Corti.
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