Che fa, Cesare, si avvita?
Non si può pensare a Cesare Romiti senza pensare alla linearità di una eccelsa carriera. Dalla “marcia dei quarantamila” è arrivato al risanamento della Fiat, dalla fedeltà a Mediobanca alla leadership editoriale. Eppure, al “grande Cesare” sembra manchi sempre la stoccata vincente finale. Liquidato, profumatamente, dalla famiglia Agnelli, era destinato al “regno finanziario” di Mediobanca, ma lì ha trovato Vincenzo Maranghi che è più cucciano di lui. Alla Rizzoli-Corriere della Sera, Romiti si é dato da fare in tutti i modi: ha ingaggiato come primo consigliere Paolo Mieli, ha assunto in un anno cinquantasei giornalisti “orfani” dell’Unità, tiene il Corriere in linea per ogni soluzione, sta in agguato sulla Sea. Eppure l’impressione è che non concluda, che, come diceva il vecchio Brera, davanti alla porta si avviti e dribbli anche se stesso. Maranghi, la Sea, Caltagirone, il Corriere dove decidono sempre gli Agnelli, una sentenza romana… Cesarone potrebbe rivelarsi il “grande incompiuto”.
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