Tecno-bidoni
Violenti ribassi dei titoli “media–tecnologia-comunicazioni”. È quasi un anno che il vento è girato: anche sulle borse maggiori e tra le blue chips blasonate, una società quotata che operi in un settore d’avanguardia non ha scampo. L’alba tecnologica del XXI secolo, la nuova economia, la civiltà mediatica, sono già naufragate? C’è un’altra spiegazione: una nuova generazione d’imprenditori e d’intermediari si è negli ultimi anni impadronita del linguaggio di formazione del consenso tra gli operatori finanziari e ha confezionato storie di iniziative “su misura”: imprese virtuali, che vendono servizi virtuali (nessuno li compra, se non altre aziende virtuali), mentre anche i clienti finali sono virtuali (esistono solo nella fantasia). Una Matrix finanziaria, dove i soldi sono veri, solo che non vengono dal fatturato, ma dagli aumenti di capitale piazzati in Borsa da intermediari visionari. Ora, con l’onda di rigetto, ne fanno le spese anche azioni di società di prim’ordine, che hanno il torto di operare in settori di punta dell’economia e sono accomunate nel classico fascio fatto di ogni erba. Per gli investitori, pelo e contropelo.
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