I ragazzi dello zoo del Cremlino

Di Martynov Ivan
01 Marzo 2001
Due importanti istituti di ricerca di Mosca hanno pubblicato uno studio sulle nuove generazioni post-sovietiche. Ne è uscito il profilo di una gioventù un po’ più ignorante, utilitarista, scettica e conformista. Ma con tanta nostalgia di identità e di legami. Tra potenziali gangster e veri patrioti, ecco un ritratto della giovane Russia

C’è neve e ghiaccio fuori. E c’è il gelo dentro. C’è stato un inverno particolarmente rigido per i russi siberiani (vedi box). E c’è stato (e c’è) un generale inverno, dicono gli analisti e documenta la cronaca, tra le nuove generazioni post-sovietiche. L’Istituto per la gioventù di Mosca, insieme alla Fondazione per la difesa dell’infanzia, ha effettuato un sondaggio sulla situazione della gioventù in Russia, interrogando alunni e studenti di tutto il paese circa la loro condizione attuale e le loro opinioni sul futuro. Nel complesso dalla ricerca emergono alcuni dati, che testimoniano del grande cambiamento che sta avvenendo tra le nuove generazioni russe.

Più analfabeti, consumisti, scettici, apolitici (e qualche babygangster)
Anzitutto si sta abbassando notevolmente il livello di alfabetizzazione, nonostante la relativa crescita di informazione a disposizione. È evidente anche un maggiore infantilismo degli adolescenti. A questo disorientamento educativo fa riscontro la diffusione di valori di orientamento individualista, così poco tradizionali in Russia, soprattutto tra quella parte della gioventù (circa il 20%) che comincia a godere di condizioni materiali più agiate della media, i figli dei cosiddetti “nuovi russi” e coltiva ideali di stampo nettamente consumista. Di questi, circa il 9% sono figli dei veri e propri nuovi ricchi, di regola assai poco acculturati (commercianti e piccoli imprenditori). Scopo di questi ragazzi è quello di avere tanti soldi, preferibilmente senza lavorare, magari vivendo di rendita dei guadagni dei genitori; pochi desiderano dedicarsi a propria volta alle attività commerciali. Criterio principale di relazione con il prossimo per questi ragazzi sembra essere la massima hobbesiana “homo homini lupus”, l’assoluta sfiducia in chi non appartiene alla ristretta cerchia dei familiari e degli amici; anche di questi ultimi bisogna diffidare, perché troppo spesso si trasformano in debitori cronici o avidi creditori. Il loro mondo spirituale è quanto mai limitato e pochi hanno risposto alle domande sugli “ideali”. Il massimo nella vita è “avere il minimo di problemi”. Suscitano ammirazione gli speculatori o gli “uomini forti” dell’economia e della politica, sopra tutti il sindaco-tecnocrate di Mosca Jurij Luzhkov, anche se la mentalità corrente è assolutamente apolitica. Un altro gruppo (circa il 9%) degli intervistati esprime ideali di tipo piuttosto edonistico-epicureo, con risposte sul senso della vita del tipo “raggiungere lo sballo” o “divertirsi a manetta” e “cogli l’attimo fuggente”. Madrina di tutti gli edonisti è la cantante Alla Pugacheva. Solo una piccolissima parte, intorno all’1%, è composta da ragazzi di famiglie benestanti e di livello culturale medio-alto, nettamente avvantaggiati sui loro coetanei dal punto di vista del bagaglio formativo, anche se non meno egoisti e pretenziosi. Sono i futuri carrieristi, il cui ideale è sostanzialmente il potere, l’arrivare primi; è l’unico gruppo che si interessa di politica, e che non considera l’emigrazione all’estero come una necessita’. Idolo di questi futuri governanti è l’oligarca per eccellenza Boris Berezovskij. Da segnalare anche una piccola percentuale di ragazzi più marginali, con tendenze di tipo criminale. Anch’essi vogliono vivere bene e in allegria, e sono disposti a tutto per questo, anche diventare banditi o killer. Il loro eroe è Japonchik, il famoso bandito russo attualmente ospite delle prigioni statunitensi.

Cercando un’appartenenza. La riscoperta del patriottismo
Un buon terzo degli intervistati è il gruppone dei “conformisti”, principalmente ragazzi di città che ripetono gli slogan della televisione e adorano le stelline delle soap-opera; sono i “figli di Putin”, anche se sarebbero ben lieti di vivere in un paese più sviluppato, magari in America. Non manca nel sondaggio un 20% circa di ragazzi “intellettuali”, desiderosi di raggiungere grandi risultati nelle scienze e nella letteratura, emuli di Einstein ma anche di Sacharov. Anch’essi sono abbastanza indifferenti alla vita sociale e politica, anche se ammirano il politico liberale Grigorij Javlinskij. Solo un 5% può essere qualificato come “umanista”, e considera scopo degno della vita “aiutare gli altri”. Amano Gesu’ e Madre Teresa, frequentano le chiese e sono attratti in particolare da cattolici e luterani. I ragazzi più attivi e impegnati socialmente sono i “patrioti”, circa il 15%, formato per lo piu’ dagli adolescenti delle campagne. Sono fedeli alla Chiesa ortodossa, molti desiderano diventare preti o mogli di preti. Coltivano ancora il culto di Lenin e del maresciallo Zhukov, il vincitore di Stalingrado. In generale la gioventù russa sta diventando più patriottica; ancora nel 1996 circa il 60% dei ragazzi sognava di emigrare, oggi questa cifra è scesa intorno al 30%. D’altra parte, non mancano cifre assai preoccupanti, come il 70% di coloro che provano le droghe leggere e addirittura un 25% che prova l’eroina a scuola, con una diffusione crescente delle malattie veneree e dell’Aids. Resta da chiedersi che ne è dei genitori e degli educatori, ma questo e’ un sondaggio che in Russia non si sa bene da dove cominciare.

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