Pil a parità di potere di acquisto: l’Italia arretra

Di Tempi
01 Marzo 2001
Un paio di settimane fa la sinistra italiana si è ringalluzzita specchiandosi nel dato della crescita del prodotto interno lordo (pil) nel 2000, che secondo l’Istat si attesterà attorno al 2,8%

Un paio di settimane fa la sinistra italiana si è ringalluzzita specchiandosi nel dato della crescita del prodotto interno lordo (pil) nel 2000, che secondo l’Istat si attesterà attorno al 2,8%. E subito si è acceso il dibattito sul valore e sul significato reali del dato. Questa settimana diamo il nostro contributo al dibattito sui meriti presunti del governo sottoponendo alla vostra attenzione una statistica di respiro europeo: quella relativa al pil pro capite nei paesi della UE “a parità di potere d’acquisto”, cioè tenendo conto del rapporto fra i prezzi delle merci nei diversi paesi. Si nota allora che, considerando sempre 100 il pil medio della UE, fra il 1995 e oggi il pil pro capite “a parità di potere d’acquisto” non ha fatto che diminuire rispetto alla media europea nei grandi paesi governati dalla sinistra (Francia, Germania e Italia), con la sola eccezione della Gran Bretagna, mentre è significativamente aumentato nei paesi governati dal centro e dal centro-destra (Spagna, Irlanda e Olanda). In particolare, l’Italia è il paese che ha registrato il più forte arretramento fra il 1999 e il 2000, scendendo di un punto da 99,9 a 98,9. Mentre l’Irlanda è cresciuta di 5 e la Finlandia di 2,5. Nel 1995 dietro l’Italia c’erano 7 paesi, adesso soltanto 4. Signori della sinistra, avete ancora voglia di applaudire?

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