Postcattolici e postcomunisti uniti nella stessa melassa

Di Lafayette
15 Marzo 2001
Così anche i compagni di Unipol hanno annunciato che si lanciano nella finanza etica

Così anche i compagni di Unipol hanno annunciato che si lanciano nella finanza etica. Lafayette è sempre più spiazzato: la finanza new age ha da essere etica, il commercio equo e solidale e il credito, naturalmente, cooperativo. Sicuro di non aver mai parteggiato per finanza amorale, commercio truffaldino e credito vessatorio, uno si sente un po’ un marziano: la banalità ci viene sbattuta sul naso come nuova frontiera dell’impegno e il nouveau moraliste è quello che la grida più forte e, possibilmente, per primo. Come i manifesti elettorali tipo «per una giustizia più giusta» (visto con questi occhi) o «per un ambiente pulito» (ma va?). Potenza del pensiero debole? Oppure moralità perduta e rigurgitata riducendola a slogan, a pillole e, alla fine, a messaggio pubblicitario e tecnica di marketing? Postcattolici e postcomunisti uniti nella stessa melassa. L’importante è proclamare la propria diversità rispetto agli “altri”, solleticare il senso di colpa dei consumatori: già che siete così disgraziati da vivere in una società opulenta e goderne i vantaggi, venite da noi e sarete assolti. Una firma sul contratto, un’etichetta alternativa e il gioco è fatto. In molti operatori “etici”, lo posso garantire, c’è buona fede e generosità d’intenzioni: sono facilmente essi stessi vittime della contraddizione tra moralità e moralismo. Altri, probabilmente, ci marciano. Fuori della porta rimane la carità, che in pubblicità non ha “redemption”.

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