E vatti a fidare delle celebrazioni del femminismo di sinistra

Di Gaspari Antonio
22 Marzo 2001
C’erano una volta delle operaie tutte lavoro, fede socialista e sindacato; e c’era un padrone cattivo

C’erano una volta delle operaie tutte lavoro, fede socialista e sindacato; e c’era un padrone cattivo. Un giorno, le lavoratrici si misero in sciopero e si asserragliarono nella fabbrica. Qualcuno appiccò il fuoco e 129 donne trovarono atroce morte. Era l’8 marzo 1908, New York. Due anni dopo, la femminista tedesca Clara Zerkin propose al Congresso socialista di Copenhagen, che l’8 marzo fosse proclamato “Giornata internazionale della donna”. Storia molto commovente. Con un solo difetto: che è falsa. Eh, già, nessun epico sciopero femminile, nessun incendio si sono verificati un 8 marzo del 1908 a New York. Qui, nel 1911, bruciò, per cause accidentali, una fabbrica; ci furono dei morti, ma erano di entrambi i sessi. Il sindacalismo e gli scioperi non c’entravano. Piuttosto imbarazzante scoprire di recente che il mitico 8 marzo si basa su un falso che, a quanto pare, fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda, inventando persino il numero preciso di donne morte: 129.
(tratto da Pensare la storia di V. Messori, Edizioni San Paolo, 1992 p.107)

Se la tragedia della fabbrica avvenne due anni dopo la data cui si attribuisce l’origine della Giornata della Donna nessuna “spontanea indignazione” poteva esserci per un fatto non ancora avvenuto. Il vero battesimo dell’8 marzo fu alla Internazionale Socialista a Mosca del 1921, dove nacque come Giornata Internazionale delle Donne Lavoratrici. Un’ultima curiosità: Clara ZeRkin fu sempre avversa alle femministe.

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