La (faziosa) Repubblica di Milano

Di Da Rold Gianluigi
22 Marzo 2001
In questi giorni, la “Grande Informazione” italiana ha fatto un salto in avanti

In questi giorni, la “Grande Informazione” italiana ha fatto un salto in avanti. Come ai tempi del “Grande balzo” di Mao e poi fino alla “Rivoluzione culturale”, quando si facevano i processi allo stadio, per sveltire la procedura naturalmente, come scrive Misiani nel suo “Toga rossa”. Da noi la “rivoluzione” non ha bisogno della “banda dei quattro” e dell’ex ballerina Ciang Chin. Ci accontentiamo del guitto Luttazzi, del pensoso Freccero, del montanelliano Marco Travaglio e, sulle pagine locali tribunalizie, di tale Marco Mensurati, lanciato in una carriera mediatico-giudiziaria con le sue cronache sulla Cascina San Bernardo. Forse Mensurati è troppo arguto, troppo fantasioso, perché viene smentito da tutti, soprattutto da quelli che Mensurati descrive come “legali-responsabili” d’organizzazioni “non profit”. Come definire il lavoro del cronista della Repubblica? Il Travaglio del Mensurati.

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