Schiacciati dai contributi previdenziali

Di Tempi
29 Marzo 2001
Ha provocato la reazione del segretario della Cgil Sergio Cofferati la proposta avanzata durante l’assemblea della Confindustria a Parma di «realizzare un sistema di tutele a geometria variabile» per il mondo del lavoro

Ha provocato la reazione del segretario della Cgil Sergio Cofferati la proposta avanzata durante l’assemblea della Confindustria a Parma di «realizzare un sistema di tutele a geometria variabile» per il mondo del lavoro. Il sindacalista ha gridato all’attentato alla pace sociale, mentre gli industriali hanno sostenuto che si tratta di una delle carte da giocare per recuperare competitività in ambito internazionale. Ma quanto pesano i contributi previdenziali sul costo del lavoro e quindi sui costi di produzione di beni industriali e servizi? Un’occhiata alle statistiche Eurostat aiuta a farsi un’idea: il costo del lavoro italiano non è affatto fra i più alti in Europa, ma è vero che gli oneri previdenziali in proporzione pesano su di esso più che in qualunque altro paese della UE. Con una quota pari al 34,5 per cento del costo del lavoro totale, l’Italia è il paese coi costi indiretti (rappresentati quasi interamente dagli oneri previdenziali) più alti. Le si avvicinano solo la Francia statalista (32,9 per cento) e la Svezia socialdemocratica (32,6). Mentre in Danimarca, Lussemburgo, Regno Unito e Irlanda i costi indiretti non arrivano nemmeno al 20 per cento. Per converso, l’Italia è il paese con la più bassa percentuale di costi diretti, che sarebbero poi essenzialmente i salari: appena il 65,5 per cento del costo del lavoro totale, contro l’84-90 per cento di Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito e Danimarca. Il costo del lavoro medio nella UE — che rappresenta grosso modo i due terzi dei costi di produzione dei beni — resta superiore a quello degli Usa: 21,5 euro all’ora contro 17,8. Così come i contributi previdenziali risultano più onerosi: 23 per cento del costo totale del lavoro contro il 17,8. E così competere resta difficile. Ma è anche interessante notare che all’interno della stessa UE il costo del lavoro varia enormemente da paese a paese, con un rapporto di 1 a 4 fra il paese col costo più basso (Portogallo, 7 euro all’ora) e Austria (27,2 euro all’ora).

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