Conquest d’Europa
«L’atteggiamento “europeo” ha qualcosa in comune con la miopia dei rivoluzionari e con la loro eccessiva fiducia nella forza della pura volontà politica». Chi scrive così è forse il più grande storico inglese contemporaneo, Robert Conquest. Avverso all’idea d’Europa come superburocrazia e non di un’idea politica, Conquest è un fustigatore dell’invasività statalista della Ue: «Con il preteso fine di promuovere un mercato equo, sono state varate norme tanto comprensive quanto insignificanti, e per “livellare il campo da gioco” si è fatto ricorso a provvedimenti come l’assurda centralizzazione di parametri relativi alle salsicce e alle fragole». Lo storico inglese spiega che in Europa si parla molto di sussidiarietà ma ci si guarda bene dall’applicarla. E allora, che cosa ci suggerisce nel suo ultimo libro Il secolo delle idee assassine, appena uscito in Italia per Le scie di Mondadori? Uno scenario inquietante di divisione dell’Occidente. Da un lato l’Europa, erede di tutti i “deliri ideologici”, dalla rivoluzione francese ai postbolscevichi, con la sua burocrazia statalista che si trasforma in cleptocrazia, dall’altro l’Associazione oceanica, unità di Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giamaica e altre isole caraibiche. Attenzione, non siamo alla fantapolitica. Robert Conquest non è solo l’autore che ha illuminato le coscienze occidentali con “Il grande terrore” dell’Urss di Stalin. È stato anche, assieme ad altri storici come Richard Pipes, uno dei protagonisti della svolta liberista lanciata sulle due sponde dell’oceano dalla Thatcher e da Reagan , uno dei più apprezzati ghostwriter dei due leader liberisti e anticomunisti. Forse non sarebbe male se qualche Osservatorio o Commissione culturale Ue consigliasse ai suoi eurocrati la lettura del libro di questo storico che, nato in Inghilterra, oggi insegna alla Stanford University, Usa.
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