Pretty woman l’ecologista
A corto di “idoli” credibili, gli Dei dell’Olimpo “radical-ecologista” stanno indicando l’attrice Julia Roberts come “sirena” per suggestionare uomini e donne con i miti delle ecofandonie. «Forza Julia» ha scritto la Repubblica, mentre la sinistra socialista americana la sta già indicando come l’erede di Ralph Nader. In realtà la scelta di dare il premio Oscar a Julia Roberts sembra sia stata determinata più dalla necessità di alimentare un’ideologia ambientalista e anti-industriale piuttosto che per motivi artistici. Non è un caso che Julia sia stata premiata per aver impersonificato il personaggio di “Erin Brockovich” nell’omonimo film. La tesi della pellicola si basa sul presupposto che a contaminare l’acqua potabile di Hinkley, piccolo paese della California, sia il cromo-6 prodotto dalla fabbrica “Pacific Gas and Electric”. Come pubblicato dal Washington Times (4 aprile del 2000) il cromo-6 diventa cancerogeno quando si respira e solamente se in quantità ingenti, non esistono invece prove della sua pericolosità se si ingerisce con l’acqua. Si è notato che tra le persone che vivono nella zona vicina al deposito di cromo-6 non si è verificato nessun aumento di malattie. Da uno studio elaborato da un Istituto di Rockville risulta che la percentuale dei malati di cancro dei 52.000 lavoratori impiegati alla “Pacific Gas and Electric” durante i passati 25 anni è pari a quella della popolazione statunitense in generale (Greenwatch news n. 7, del 2000 in: www.greenwatch.it). Nonostante i dubbi sollevati dagli scienziati e le evidenti contraddizioni che emergono dal confronto dei dati statistici, il film condanna senza appello l’industria. Risulta evidente che l’impresa ha deciso di pagare non tanto perché fosse convinta delle proprie responsabilità ma per salvaguardare la propria immagine pubblica. Dei 133,6 milioni di dollari di compensazione pagati dalla “Pacific Gas and Electric”, 2 milioni di dollari sono finiti nelle tasche della signora Erin Brockovich. È interessante notare che lo stesso New York Times, generalmente favorevole alle posizioni degli ecologisti, ha pubblicato un articolo l’11 aprile del 2000 in cui critica aspramente la pellicola. Ma mentre Julia cerca di guadagnarsi i favori dell’Olimpo di Hollywood, il “gran guru” dell’animalismo mondiale Peter Singer, comincia a dare segni di squilibrio. Il filosofo australiano, di cui è recentemente uscito in Italia lo scritto “Una sinistra darwiniana” ha pubblicato un articolo intitolato “Heavy Petting” in un sito pornografico in cui ammette la liceità dei rapporti sessuali con gli animali «purché non si compia violenza sugli stessi». Parlando dei diritti degli animali Singer sostiene che: «si possono avere rapporti sessuali con gli animali, ma non si possono mangiare» (Debra Saunders, «Animal husbandry?» The Washington Times, 24 marzo 2001).
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