La Carbon Tax è razzista?
George W. Bush, ha annunciato in forma ufficiale che gli Usa abbandonano il protocollo di Kyoto firmato nel 1997. Un terremoto per i verdi di tutto il mondo. I dirigenti socialisti dell’Unione europea si sono scandalizzati, mentre Fidel Castro ne ha approfittato per attaccare gli Stati Uniti. Eppure Bush ha assicurato: «ho tutte le intenzioni di adottare politiche per eliminare lo smog e rendere l’aria sempre più pulita, ma questo non ha nulla a che fare con l’anidride carbonica (CO2) che non è un gas inquinante. Al contrario la CO2 favorisce la crescita delle piante e delle attività agricole. L’anidride carbonica è una componente naturale dell’atmosfera ed è esalata dagli uomini a da tutti gli esseri viventi». Inoltre essendo la produzione antropica di CO2 solo il 4% rispetto al totale prodotta dai fenomeni naturali, pur applicando i tagli previsti dagli accordi di Kyoto questi non avrebbero nessuna rilevanza nel processo globale. Inoltre Bush ha spiegato che: «il protocollo di Kyoto non è compatibile con gli interessi economici degli Stati Uniti. I costi della sua applicazione superano di gran lunga i benefici». In effetti la percentuale di riduzione dei gas serra costerebbe all’economia dei Paesi più ricchi aderenti all’OCSE il 2% del Pil fino al 2050 ed il 4% fino al 2100. Quale governo è tanto pazzo da sacrificare un tasso di crescita del 2% del Pil per rispondere a teorie scientificamente non dimostrate? Quello italiano, almeno secondo Willer Bordon: l’Italia dovrebbe andare avanti da sola e spendere 23mila miliardi per ratificare il Protocollo di Kyoto. «Bush sempre più isolato» ha scritto intanto Repubblica (5 aprile). Ma a leggere la stampa internazionale sembra esattamente il contrario. Già nel 2000 il Senato americano aveva respinto la ratifica degli accordi di Kyoto per 95 a 0. Un voto quasi unanime che ha visto insieme democratici e repubblicani. Stessa situazione in ambito sindacale: nel luglio 2000 sei organizzazioni statunitensi tra cui l’AFL-CIO, il principale sindacato americano, hanno stilato un rapporto da cui risulta che le misure previste dall’accordo di Kyoto porterebbero al licenziamento di 864.000 lavoratori neri e 511.000 ispanici. Per questo qualcuno ha accusato la carbon tax di razzismo. Inoltre se l’Unione Europea, la Cina e Cuba hanno criticato aspramente Bush, l’Australia e il Canada si sono espressi a favore del Presidente americano. E Kim Behnke, membro del Parlamento Danese ha scritto sul Wall Street Journal «Grazie signor Presidente!». Stupisce la posizione dell’Ue, critica contro gli USA, comprensiva e compiacente con la Cina, che da sola immette nell’atmosfera 3,3 Gigaton (miliardi di tonnellate) di C02 – una quantità superiore a quella dei 15 paesi dell’Unione europea (3,2 Gigaton). Eppure nessuno ha ancora chiesto a Jiang Zemin di ridurre le emissioni del suo paese…
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