La Carbon Tax è razzista?

Di Gaspari Antonio
12 Aprile 2001
George W. Bush, ha annunciato in forma ufficiale che gli Usa abbandonano il protocollo di Kyoto firmato nel 1997

George W. Bush, ha annunciato in forma ufficiale che gli Usa abbandonano il protocollo di Kyoto firmato nel 1997. Un terremoto per i verdi di tutto il mondo. I dirigenti socialisti dell’Unione europea si sono scandalizzati, mentre Fidel Castro ne ha approfittato per attaccare gli Stati Uniti. Eppure Bush ha assicurato: «ho tutte le intenzioni di adottare politiche per eliminare lo smog e rendere l’aria sempre più pulita, ma questo non ha nulla a che fare con l’anidride carbonica (CO2) che non è un gas inquinante. Al contrario la CO2 favorisce la crescita delle piante e delle attività agricole. L’anidride carbonica è una componente naturale dell’atmosfera ed è esalata dagli uomini a da tutti gli esseri viventi». Inoltre essendo la produzione antropica di CO2 solo il 4% rispetto al totale prodotta dai fenomeni naturali, pur applicando i tagli previsti dagli accordi di Kyoto questi non avrebbero nessuna rilevanza nel processo globale. Inoltre Bush ha spiegato che: «il protocollo di Kyoto non è compatibile con gli interessi economici degli Stati Uniti. I costi della sua applicazione superano di gran lunga i benefici». In effetti la percentuale di riduzione dei gas serra costerebbe all’economia dei Paesi più ricchi aderenti all’OCSE il 2% del Pil fino al 2050 ed il 4% fino al 2100. Quale governo è tanto pazzo da sacrificare un tasso di crescita del 2% del Pil per rispondere a teorie scientificamente non dimostrate? Quello italiano, almeno secondo Willer Bordon: l’Italia dovrebbe andare avanti da sola e spendere 23mila miliardi per ratificare il Protocollo di Kyoto. «Bush sempre più isolato» ha scritto intanto Repubblica (5 aprile). Ma a leggere la stampa internazionale sembra esattamente il contrario. Già nel 2000 il Senato americano aveva respinto la ratifica degli accordi di Kyoto per 95 a 0. Un voto quasi unanime che ha visto insieme democratici e repubblicani. Stessa situazione in ambito sindacale: nel luglio 2000 sei organizzazioni statunitensi tra cui l’AFL-CIO, il principale sindacato americano, hanno stilato un rapporto da cui risulta che le misure previste dall’accordo di Kyoto porterebbero al licenziamento di 864.000 lavoratori neri e 511.000 ispanici. Per questo qualcuno ha accusato la carbon tax di razzismo. Inoltre se l’Unione Europea, la Cina e Cuba hanno criticato aspramente Bush, l’Australia e il Canada si sono espressi a favore del Presidente americano. E Kim Behnke, membro del Parlamento Danese ha scritto sul Wall Street Journal «Grazie signor Presidente!». Stupisce la posizione dell’Ue, critica contro gli USA, comprensiva e compiacente con la Cina, che da sola immette nell’atmosfera 3,3 Gigaton (miliardi di tonnellate) di C02 – una quantità superiore a quella dei 15 paesi dell’Unione europea (3,2 Gigaton). Eppure nessuno ha ancora chiesto a Jiang Zemin di ridurre le emissioni del suo paese…

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