Il Ministero del Tesoro holding Spa

Di Tempi
19 Aprile 2001
Dominus di tutte le principali privatizzazioni è stato il potentissimo e riservatissimo capo del Dipartimento del Tesoro (nonché presidente del Comitato Economico e finanziario dell’Ue) Mario Draghi

Dominus di tutte le principali privatizzazioni è stato il potentissimo e riservatissimo capo del Dipartimento del Tesoro (nonché presidente del Comitato Economico e finanziario dell’Ue) Mario Draghi. Studente al Liceo dei Gesuiti, il Massimo di Roma, allievo di Federico Caffè (uno dei più aspri critici dell’organizzazione “privatistica” delle imprese pubbliche nella forma delle Partecipazioni statali, misteriosamente scomparso) e al Mit di Franco Modigliani (premio Nobel per l’economia 1985, consulente al ministero del Tesoro di Washington dal 1964 al 1972, ha posto le basi della moderna finanza d’impresa), nel 1986 direttore esecutivo della Banca Mondiale, diviene presto intrinseco di Jack Rubin, uno dei responsabili della Goldman Sachs – nonché ministro del Tesoro di Bill Clinton fino al 1999. Draghi è molto vicino a Guido Carli, ministro del Tesoro degli ultimi due governi Andreotti che nel 1991 annunciò il decreto legge per la trasformazione in società per azioni degli enti pubblici e il disegno di legge per l’abolizione del ministero delle Partecipazioni statali. Il Ministero del Tesoro, dopo la trasformazione delle principali aziende pubbliche in Spa, rappresenta la più grande holding industriale italiana: a inizio 1997 si ritiene che possieda società del valore di circa 400.000 miliardi, pari all’intera capitalizzazione della Borsa. Intorno alla figura di Draghi sono nate molte chiacchiere, alcune tinte di leggenda, come quella del suo discorso a bordo dello Yacht “Britannia”, di proprietà della Corona inglese, che nel 1992 partiva da Civitavecchia imbarcando alcuni autorevoli esponenti dell’establishment economico italiano – c’erano, tra gli altri, Lorenzo Pallesi (presidente Ina); Gabriele Cagliari (presidente Eni); Giovanni Bazoli (Ambroveneto); Corrado Conti (direttore Consob); Alberto Pera (segretario Antitrust) e, unico politico, Beniamino Andreatta – per discutere della vendita di banche e industrie a investitori stranieri. I maligni lo ritengono il vero trait d’union con quelle grandi merchant-bank angloamericane, che nelle privatizzazioni italiane hanno trovato la propria fortuna.

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