La par condicio gastronomica
Vissani – ha dichiarato lui stesso all’ottimo Camillo Langone sul Giornale – non rilascia interviste in campagna elettorale. Che succede, è candidato? E dove? Nell’Ulivo no, perché usa olio di soia; nel Polo neanche perché vuol dar l’aglio a Berlusconi… Mah: siamo arrivati alla par condicio gastronomica? Ebbene sì e la sua capitale è Anzio, che è finita al centro delle gastropolemiche per via di un mezzo punto “mezzo” (0,5/20) in più che l’ex Guida di Raspelli (L’Espresso) ha dato al ristorante preferito da Gianfranco Fini (Romolo al Porto). Apriti cielo – raccontano Capital e Libero: licenziato Raspelli e licenziato pure Fabio Turchetti che aveva recensito per l’edizione 2001 della Guida – ignaro della politica nel piatto e mettendolo solo al secondo posto – il locale preferito (lo “Sbarco di Anzio”) dai vertici editoriali dell’Espresso. Là, dove le cozze, forse, sono di sinistra, le spigole di Rifondazione ed il merluzzo alla livornese è sempre più rosso. Il neo-curatore della Guida, Enzo Vizzari, subentrato in fretta e furia a Raspelli col pugnaletto in mano (prima della presentazione della Guida a Roma, a novembre, aveva rilasciato casualmente un’intervista a Repubblica dove prendeva le distanze dal predecessore e dichiarava – che c’azzecca – d’essere laico e fondatore del Partito Repubblicano a Biella) s’è addirittura prodigato – dopo pochi mesi dallo smacco editoriale di mezzo punto – a recensire il locale dei suoi capi sul Corriere della Sera. Sa più di distaccato farlo sul Corsera, anche se il Vizzari collabora da pochi mesi – noblesse oblige – anche a Repubblica e all’Espresso, visto che di nome fa Enzo… come Biagi no? Ora, stiano attenti gli ispettori della Guida dell’Espresso antifascista (democratica un po’ meno) a parlar troppo bene, da ora in poi, del risotto al nero di seppia o delle alici marinate, che è un sospettatissimo pesce “azzurro”. Potrebbe arrivare una mannaia da ridurli in gamberetti (rossi). Scaccio la faziosità da voltastomaco, l’onnipotenza umiliante e l’accondiscendenza senza storie, con il miglior vino dei miei assaggi. Si chiama Akronte (cabernet) e lo producono all’azienda Boccadigabbia di Civitanova Marche (tel. 0733/70728 prezzo da sinistra al caviale: sopra le 60 mila lire, ma le vale tutte). Ha colore concentrato e profumo di more, in bocca è seta, onda aromatica avvolgente, sorso pieno di nostalgia. Sì, la nostalgia che la stampa, anche quella che s’occupa di tagliatelle e vini, torni ad esser libera… dalle “marchette”.
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