Non gli resta che sperare in Silvio
Tempi magri per l’Ingegnere. Il bilancio 2000 della sua Cir ha segnato un innalzamento dell’utile netto di una ventina di miliardi rispetto ai 160 dell’anno precedente, e il dividendo è rimasto invariato. Se il gruppo Espresso va bene, e fattura 1800 dei 4800 miliardi annui di quel che resta dell’impero di Carlo De Benedetti, è anche vero però che al risultato hanno contribuito potentemente i 300 miliardi che Alessandro Profumo ha iniettato in Kataweb assumendone una quota. Kataweb però perde180 miliardi e all’annuncio che andrà in pari nel 2002 attualmente nessuno crede, vista la drastica riduzione di obiettivi che ogni iniziativa imprenditoriale online sta conoscendo sul mercato in questi mesi: tanto più nel delicato settore business to consumer in cui opera Kataweb. Nel gruppo risaltano anche i poco confortanti risultati del gruppo Sasib, destinato a essere ceduto a fette sul mercato per fare cassa (la prima fetta è andata in Svizzera per 350 miliardi), ma ovviamente i magri risultati ne abbassano il prezzo. I nuovi mezzi liquidi servono per accumulare combustibile da bruciare sul nuovo business in cui Carlo De Benedetti voleva impegnare Cir attraverso la controllata Energia, cioè la concorrenza all’Enel. Senonché è proprio su questo terreno che si dimostra la perdita di smalto di uno dei più tradizionali atout dell’Ingegnere: cioè il buon rapporto con l’Ulivo.
Si trovavano in piazza Farnese
Più volte De Benedetti in questi anni ha protestato con gli amici dell’entourage ulivesco che periodicamente si raccolgono a cena nella sua bella casa romana all’angolo di piazza Farnese, gli Spaventa, i Visco, i Maccanico, i Bassanini: era mai possibile che in tutto il fitto programma di privatizzazioni poste in opera dal governo di sinistra, l’unico grande privato italiano a rimanere al palo era proprio lui, il proprietario di Repubblica ed Espresso che tanto hanno fatto in questi anni per portare acqua e consensi al mulino della sinistra? I Benetton le stazioni e le autostrade, la Fiat il Sanpaolo e Telecom prima che gliela sfilasse Colaninno, i Riva l’acciaio, persino l’odiato Romiti ha avuto l’Aeroporto di Roma. Tutti hanno avuto qualcosa, lamentava l’Ingegnere, e solo a me niente? Per questo, la speranza era che la dismissione della prima Genco dell’Enel avvenisse ben prima che le elezioni registrassero un sostanziale cambio di mano a palazzo Chigi. In quel caso, meditava De Benedetti, sarebbe stato difficile al governo negare alla Cir la prima Genco privatizzata, l’Elettrogen. Senonché ancora una volta l’Ingegnere ha fatto i conti senza l’oste. Prima sono stati i pessimi rapporti con Massimo D’Alema, accusato di essere l’affossatore di Prodi e perfido amico e legittimatore di Berlusconi, ad allungare a danno dell’Ingegnere i tempi della cessione che Franco Tatò del resto non aveva alcun interesse a realizzare in fretta. Poi, negli ultimi sei mesi, a raccogliere le simpatie del nuovo corso ulivista e del nuovo astro Rutelli è stata sempre più un’altra cordata elettrica: non tanto quella Edison-Sondel, che pure dovrebbe essere la favorita visto che è il concorrente privato più forte del monopolio pubblico, quanto quell’Interpower costruita sull’alleanza tra le municipalizzate romana, torinese e milanese, aperta agli svizzeri di Atel e poi, via via, alla Fiat, a Romain Zaleski, al Sanpaolo e a Banca di Roma; una bella lista di nemici giurati dell’ingegnere. Paolo Cuccia, il dinamico regista dell’operazione Interpower, oggi ha amici sia a sinistra che a destra. Gli ospiti di casa De Benedetti sanno che il discreto e silenzioso figlio-manager e amministratore delegato di Cir, Rodolfo, da mesi dietro le quinte aveva messo in guardia sui rischi che si correvano a giocare a sinistra una partita tanto netta. Ma su questo l’Ingegnere non accetta consigli; e spera in un bis, all’ultimo momento, di quel sì a Omnitel che fu l’ultimo gradito omaggio della sinistra prima dell’ingresso a palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, nel 1994. Se così non sarà, il rischio è che sotto il governo della destra a De Benedetti possa andar meglio che sotto la sinistra. Anche perché, in caso di sconfitta rovinosa di Rutelli, il prevedibile ritorno in forza di Massimo D’Alema lascerebbe l’Ingegnere ancor più sprovvisto di interlocutori, a sinistra.
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