La spia va a Disneyland?
Giovedì 3 maggio il controllo immigrazione dell’aereoporto internazionale di Tokyo ha trattenuto un cittadino nordcoreano che cercava di entrare in Giappone da Singapore utilizzando un falso passaporto della Repubblica Dominicana. Questo signore ha affermato di essere nientemeno che Kim Jong Nam, il 29enne figlio maggiore del leader veterocomunista Kim Jong Il, e che cercava di entrare in Giappone per visitare Tokyo Disneyland. Considerando che l’unica immagine ufficiale della famiglia Kim risale a circa 16 anni fa, che conferme da Pyongyang non erano neanche da aspettarsi e che costui rivelava una qualche somiglianza con il bambino di 16 anni fa, il governo giapponese ha pensato bene di rispedirlo indietro. Non esistendo relazioni ufficiali tra Tokyo e Pyongyang, questo era il sistema più veloce. Mancando prove irrefutabili, rimane in sospeso ogni domanda sull’identità del sedicente Kim e sulle ragioni del viaggio. Il passaporto falso risulterebbe già utilizzato tre volte in precedenza per entrare in Giappone, sebbene non si sappia se dal medesimo individuo oppure no. L’assoluto silenzio nordcoreano e la pronta disponibilità cinese a fare da ponte per un cittadino nordcoreano di non provata identità lasciano molto da pensare. Secondo fonti governative di Seoul l’uomo prima di arrivare in Giappone sarebbe passato per la Cina e poi in Vietnam dove si sarebbe fermato per studiare i processi e meccanismi dell’economia di mercato sotto regime di Stato. Dal Vietnam sarebbe passato a Singapore per analizzarne la crescente industria informatica. Si può così supporre che la visita in Giappone avrebbe avuto come scopo la raccolta di informazioni tecnologiche. Dal 1998 Kim Jong Nam risulta a capo del comitato governativo per lo studio delle tecnologie informatiche. La Corea del Nord sta promuovendo fortemente tale settore come nuova industria di Stato con notevoli risultati considerando lo stato delle infrastrutture del paese comunista. L’anno scorso un team nordcoreano ha presentato un software per shogi (gioco giapponese più complesso degli scacchi) in grado di reggere il confronto con quello presentato dal team dell’Università di Tokyo.
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