Ripensiamo la sinistra

Di Macaluso Emanuele
17 Maggio 2001
Dopo le elezioni del 13 maggio il ruolo della “sinistra storica” è ai minimi termini. E l’unica strada per rilanciarlo sembra quella di una ricomposizione affidata a Giuliano Amato. Parola di un grande vecchio Ds

La campagna elettorale del centrosinistra si è infine trasformata in quel “referendum morale” su Berlusconi auspicato da Umberto Eco su Repubblica. Non è stata una strategia di successo. D’altra parte, scegliere Francesco Rutelli e non Giuliano Amato come candidato leader, ha di fatto significato rinunciare a porre al centro della campagna elettorale i grandi temi di governo, ovvero quei problemi che il governo aveva risolto (o non risolto). Si è scelto di seguire un’altra strada, quella appunto del “referendum” che lo stesso Berlusconi desiderava. Il Cavaliere aveva infatti tutto l’interesse a discutere della sua centralità. E il centrosinistra gli ha dato una mano.

Una sinistra ridotta al minimo All’indomani delle elezioni, Rifondazione si trova a dover incassare una flessione, nonostante Bertinotti faccia buon viso a cattivo gioco, e la Margherita è l’unica forza ad avere qualche motivo per gioire (com’era del resto prevedibile: si è identificata col candidato premier e perciò ha potuto sfruttare l’effetto traino di Rutelli), forte di un peso senz’altro diverso da quello che esisteva in passato nel suo rapporto coi Ds. Sono invece proprio i Ds ad aver fatto registrare risultati elettorali che io considero altamente negativi. Intendiamoci: il risultato complessivo non è poi disastroso, tutt’altro. Complessivamente il centrosinistra ha più voti del centrodestra, come era accaduto nel ’96, quando il centrodestra aveva più voti dell’Ulivo che poi è andato a governare. Ma questo è il gioco della legge elettorale. Nel ’96 non ci fu l’alleanza tra Polo e Lega, oggi non c’è stata l’alleanza tra il centrosinistra, Bertinotti e Di Pietro.
Gli è che il vero problema non è quello dei voti. Il punto è piuttosto il ruolo della sinistra storica. Un ruolo che oggi se non si può dire residuale, senz’altro appare molto, molto sbiadito. Da un lato le elezioni hanno fatto sparire il partito socialista: i socialisti, sia quelli che erano confluiti nel Girasole, sia quelli approdati al centrodestra non esistono più. Gli eredi del vecchio Pci, i Ds, si assestano a poco più del 16%, mentre Achille Occhetto, vale a dire il fondatore del partito, non è stato neppure eletto. È una sinistra complessivamente ridotta al minimo.

Responsabilità? Vedi il “gruppetto” Ds. Soluzioni? Dare lo scettro a Giuliano Amato Non c’è dubbio che ci sono delle responsabilità precise se si è potuti arrivare a questo stato di cose. Com’è possibile che la sinistra sia protagonista in tutti i paesi europei tranne che in Italia? Quali sono le cause? Perché il suo ruolo si è potuto ridurre a tal punto? È questa la riflessione che andrebbe fatta – ma purtroppo non è detto che si riuscirà a realizzarla. Indubbiamente una pesante responsabilità va ascritta al gruppo dirigente Ds – ma io lo chiamerei il “gruppetto”. Il partito non ha trovato le forze per combattere nessuna vera battaglia anche perché non c’era chi la combattesse innanzitutto tra i suoi dirigenti: il segretario ha preferito candidarsi a sindaco nella capitale, il presidente ha impiegato le sue energie per condurre una (legittima) battaglia personale nel collegio di Gallipoli, il coordinatore si è diviso tra due collegi… Il risultato non poteva essere che uno solo: la scomparsa dei Ds come soggetto politico autonomo. Era un risultato che ci si doveva aspettare. Un risultato che non mi stupisce.
Oggi la situazione si è fatta quanto mai difficile: si tratta di capire se esistono ancora forze capaci di affrontare questi problemi, che riguardano tutta la sinistra. Soprattutto bisogna rendersi conto che la sinistra in Italia ha avuto un ruolo storico decisivo, e non può essere ridotta a quel “gruppetto” che si è impossessato dei Ds. Occorre una sinistra molto più ampia. E chi potrebbe guidare una vera ricomposizione è un uomo come Giuliano Amato. Amato può lanciare un appello e richiamare intorno a sé, senza esclusivismi, forze laico-socialiste e Ds. Si ricostruirebbe così la piattaforma per una sinistra moderna, riformista, europea, una sinistra capace di recuperare un ruolo nel Paese.

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