La “democratica” Cina
In Cina qualunque comportamento non previsto e autorizzato dal regime è preso come una minaccia all’ordine esistente e immediatamente represso, come dimostrano gli arresti dei membri del Falung Gong, che vanno ad aggiungersi alle vessazioni subite da sempre da cristiani e buddisti. Vige l’aborto forzato e la sterilizzazione forzata. Recentemente un neonato è stato soppresso dalla polizia davanti ai genitori che si erano permessi di avere più di un figlio. La stampa ha una pluralità di testate, ma la vigilanza è stretta e gli stessi provider Internet sono presidiati. Esistono degli “Internet cafè” dove però può fare irruzione da un momento all’altro la polizia per sequestrare un computer. Le voci indignate che condannano le multinazionali per il lavoro minorile non si sono sentite quando alcuni mesi fa in Cina sono esplosi dei fuochi d’artificio in una scuola, dove i bambini sono costretti a lavorare per rimborsare le spese di istruzione. L’anno scorso la Cina era quasi riuscita a farsi finanziare dalla Banca Mondiale l’insediamento di contadini cinesi e musulmani Hui su territorio tibetano, falsificando le carte geografiche in modo da far “sparire” interi villaggi e porre le basi per una vera e propria pulizia etnica ai danni dei tibetani.
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