Walter prepara il curriculum?
Vi immaginate cosa succederebbe a Roma se domenica prossima i giallorossi di Capello perdessero in casa col Milan e la Lazio andasse a vincere al Meazza con l’Inter?
Roma, città strana
È solo un paradosso, ma basta per comprendere che domenica 27 maggio, nello scontro finale per la conquista del Campidoglio, può succedere di tutto. Lo dicono le grandi manovre di questa vigilia intorno ai due candidati Antonio Tajani per la Casa delle Libertà e Walter Veltroni per il centrosinistra. Sulla carta il vantaggio di Veltroni è significativo: 48,3% contro il 45,1% di Tajani. Ma il tam tam delle borgate schierate in larga parte con Forza Italia, l’effetto traino del successo nazionale di Berlusconi e qualche mala lingua che attribuisce strane e bastian contrarie manovre ai dalemiani, hanno reso molto più complicata l’avventura del segretario Ds. C’è poi la scelta del partito di D’Antoni e Andreotti di appoggiare in tutti i ballottaggi la Cdl. Iniziativa che si è chiarita negli ultimi giorni, accompagnata dai rumori di un possibile ruolo nel prossimo governo per i De (eventualità, dicono gli informati, che potrebbe verificarsi solo in caso di en plein Cdl a Roma, Napoli e Torino). Intanto, a smentire la voce di contrasti tra l’ex leader Cisl e Giulio Andreotti, ci hanno pensato le parole dello stesso Senatore a vita: «Non esistono contrasti tra me e D’Antoni sui ballottaggi. Ad un esame dei candidati su Roma certamente il meno lontano da noi e Tajani». Il candidato Cdl incassa anche il voto pesante dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, mentre con Veltroni, si schiera un fronte composito che va dai Centri sociali ad Antonio Di Pietro. Il posizionamento di De e dell’Italia dei Valori, che al primo turno a Roma avevano preso i rispettivamente il 2,14% e l’1,33%, ha provocato in entrambe le formazioni polemiche e contraccolpi. Segni anch’essi dell’estrema incertezza del risultato, incertezza che favorisce l’agitarsi di personaggi in cerca di visibilità e, soprattutto, di “scambi di favori”. Il panorama che si presenta agli addetti ai lavori all’indomani del 13 maggio sembra contraddittorio: da una parte è infatti quello di una città dove la Casa delle Libertà non sembra avere rivali (cresce soprattutto Forza Italia), dall’altra è la stessa dove il candidato sindaco del centrosinistra è stato in grado di fare qualcosa in più del suo avversario. Tajani ha comunque già compiuto una piccola impresa. Alla vigilia delle elezioni, infatti, in molti avrebbero scommesso su una sua sconfitta al primo turno. La sua colpa era soprattutto quella di non avere la visibilità del suo avversario, ma il lavoro fatto in questo mese di campagna elettorale ha dato i suoi primi frutti. Certo non va sottovalutata l’insoddisfazione di alcuni “quasi-deputati” e “quasi-senatori” del centrodestra che, nella stanze di via Donatello (sede del comitato elettorale di Tajani), imputano proprio alla non visibilità del candidato sindaco il risultato deludente della Cdl a Roma. Frasi come «era meglio se si candidava Fini» commentano perfettamente i 13 seggi uninominali su 35 ottenuti alla Camera e al Senato. «Tajani non ha peso politico» è il commento, forse dettato dalla delusione, che conclude la discussione tra alcune distinte signore imbellettate e un deputato mancato. Se Atene piange, però, Sparta non ride. Nel roof garden di Palazzo delle Esposizioni, dove l’Ulivo accoglie senza disperazione la sconfitta delle politiche, Veltroni non appare affatto. Al suo posto si aggirano sorridenti Gasbarra, Ppi candidato vice sindaco, che afferma candidamente «c’eravamo preparati per il secondo turno», e Marini che si gode il risultato elettorale della Margherita. Il centrosinistra è sempre più centro e sempre meno sinistra anche qui a Roma.
Storace (e le periferie) tirano la volata a Tajani
E il popolo? I veri militanti della sinistra hanno gli incubi. Se dovesse vincere Tajani sarebbe la terza volta consecutiva che il candidato del centrodestra, partito in forte svantaggio al primo turno, recupera il gap e vince al secondo (è già successo nelle elezioni delle Provincia di Roma e della Regione). Alcuni, forse per scaramanzia, giurano che il copione sarà ancora una volta lo stesso, mentre altri, probabilmente quelli più vicini all’ex segretario del Ppi Marini, si abbandonano a interessantissimi discorsi da bar, nei quali: «la sconfitta non è stata poi così cocente, i numeri c’erano, e la Casa delle Libertà ha sfruttato l’abilità di Berlusconi che è riuscito – dando un colpo al cerchio ed uno alla botte – a tenere tutti uniti». Sul fronte opposto, si registra la discesa in campo dell’uomo che meglio di tutti sembra oggi interpretare le attese dei romani: il Presidente della Regione Lazio Francesco Storace. Il politico che lo scorso anno recuperò e vinse la sfida con il presidente uscente Piero Badaloni, è forse uno dei pochi che ha sempre creduto nella vittoria. A questo si aggiunge la pesante eredità lasciata da Francesco Rutelli che nei suoi dieci anni di mandato nonostante numerose opere pubbliche realizzate, non è riuscito a contenere il malcontento soprattutto delle zone più periferiche che lo hanno spesso accusato di avere aumentato il distacco tra il centro e le borgate. Lì Tajani ha già vinto al primo turno e da questi quartieri ha deciso di iniziare la campagna elettorale per il ballottaggio perché, come lui stesso ha detto: «le periferie hanno e devono avere la stessa dignità dei quartieri del centro».
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