La settimana 22
Milingo cercato (invano) dal Papa
Dopo la notizia delle nozze del 71enne monsignor Milingo, i centralini del Vaticano sono stati tempestati da centinaia di telefonate di credenti e gente semplice che chiedeva lumi e non si dava ragione dell’abbandono così traumatico di un uomo ritenuto un po’ mattacchione ma, testimonia chi lo conosce bene, di fede e opere buone. E adesso c’è chi dice che Milingo sarebbe stato «vittima della solitudine e dell’emarginazione a cui l’ha condannato la curia romana». Milingo era stata l’unica persona che il figlio di Giovanni Agnelli, Giovannino, poi deceduto in seguito a un male incurabile, aveva voluto vicino al suo capezzale. Pare che la goccia che ha fatto traboccare il vaso della disperazione del presule africano sia stata la sua esclusione anche dall’ultimo spazio di azione ritagliatogli in Vaticano nella pastorale dei migranti e degli itineranti. Don Livio, direttore della popolarissima radio Maria, lo ricorda come «persona buona ma assolutamente sprovveduta. Per questo avevo vietato a chiunque, anche a padre Amorth, di parlare di lui qui in radio e da dieci anni evitato di dargli la parola. È la vendetta di Satana, il suo bottino». La psicologa Vera Slepoj, che si trovava per caso nell’hotel newyorkese dove Milingo è stato sposato dal reverendo Moon, leader della omonima setta, dice di aver visto un uomo «visibilmente teso e a disagio». Secondo fonti del Vaticano, nei tre giorni precedenti la “fuga nuziale ”, Giovanni Paolo II avrebbe cercato di mettersi in contatto con Milingo, ma gli uomini di Moon che avevano già da tempo stretto intorno a lui un cordone sanitario, avrebbero vanificato ogni tentativo di contatto. Il presule originario dello Zambia «è fuori dalla Chiesa cattolica», ha commentato il portavoce vaticano Navarro Valls. Ma, benché il suo comportamento sia formalmente passibile di scomunica – non perché abbia violato il principio di diritto ecclesiastico che impone ai sacerdoti il celibato, ma per aver accettato un rito anticristiano –, la Santa Sede sembra orientata a rinviare ogni decisione in proposito, sperando di ricevere qualche segnale di ravvedimento da parte del vescovo. Il Papa stesso gli avrebbe scritto un commovente biglietto: «Caro fratello, mi colpisci al cuore. Ti aspetto».
I voti di Andreotti? Sono andati a vedere Roma-Milan
Quanti voti hanno Andreotti e D’Antoni? A Roma il 2,5%, cioé poco meno di 30mila. Non male anche se ormai sono praticamente inservibili. Mancato il quorum e sfumata la possibilità di un’avventura governativa per l’ex sindacalista, De aveva infatti dirottato i suoi consensi su Tajani, sperando così di avere un ruolo nella nuova amministrazione comunale nel caso di una vittoria del candidato Cdl. Purtroppo è andata male e ora il divo Giulio ripensa con nostalgia all’epoca in cui, agli inizi degli anni ’90, il suo Vittorio Sbardella andava con facilità sopra le 100mila preferenze.
L’Africa plaude al Berlusca. E Zanotelli torna in Italia
Una rivista cult del terzomondismo incorona a sorpresa il Berlusconi. Nell’editoriale dell’ultimo numero della francofona Jeune Afrique L’intelligent (n. 2.106, 22-28 maggio 2001) infatti si legge: «La larga vittoria di Berlusconi e di Forza Italia ha questo di positivo, che essa dona all’Italia, per la prima volta dopo lungo tempo, la prospettiva di un potere forte e stabile, unificato e diretto da un uomo conosciuto all’interno del paese come fuori. A questo riguardo il 13 maggio 2001 assomiglia da una parte al maggio 1958 francese, data della seconda accessione al potere del generale De Gaulle sulle rovine della IV Repubblica e, dall’altra, a quel 10 maggio 1981 che vide François Mitterrand e il Partito socialista francese installarsi alla guida della Francia al posto della destra. Prima di Berlusconi e della sua vittoria del maggio 2001 l’Italia aveva un’economia che funzionava abbastanza bene, ma politicamente il paese contava di meno del suo peso economico: sul piano internazionale aveva perso ogni ruolo e la sua immagine si era appannata. Con Berlusconi – non ne dubitiamo – la voce dell’Italia si farà sentire: Italy is back, diranno fra qualche mese gli anglosassoni». In compenso, dopo la rinuncia di Veltroni a far le valigie per Nairobi, il missionario antiglobalista Alex Zanotelli che aveva promesso di non far rientro dall’Africa se avesse vinto Berlusconi, ha fatto sapere all’Espresso che deve rientrare «per ricostruire un’alternativa forte contro questa caduta morale della cultura italiana».
Argento pellegrino (telefonico) a Loreto
Il maestro dell’horror italiano dato per semi satanista o giù di lì, è ritornato tra le braccia della Chiesa cattolica. Roba da non crederci? È quello che pensavano i parrocchiani della chiesa del quartiere romano Coppedé, quando hanno visto il regista del Gatto a nove code fare la questua per la consueta raccolta delle offerte alla Messa festiva. Chi lo conosce bene dice che la “conversione” di Argento non è una novità, dato che già da tempo era stato visto servir Messa e ricevere la comunione dalle mani dello stesso Giovanni Paolo II nel corso del Giubieo degli Artisti. La prova provata del ritorno a casa del figliol prodigo sembra si avrà il prossimo 10 giugno. Giorno in cui è previsto una testimonianza (telefonica) di Dario Argento nella cornice della XXIII edizione del pellegrinaggio da Macerata al celebre santuario mariano di Loreto.
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