Anche vincendo, l’Ulivo perde
Dopo la battaglia, di rivincita o di conferma a seconda dell’angolatura visuale, dei sindaci di alcune delle maggiori città italiane, i commenti si sprecano e si cercano i confronti col passato, dai più naturali ai più arbitrari. Qui non si pretende di fare un’analisi esaustiva, ma solo qualche osservazione su un punto che è stato abbondantemente trascurato, quello del raffronto con il voto delle elezioni municipali precedenti. Qui si manifesta chiaramente un dato: i sindaci uscenti del centrodestra, al secondo mandato o rinnovati, tendono ad aumentare i consensi in percentuale; i sindaci uscenti del centrosinistra (più Rifondazione), anch’essi riconfermati o con nuove candidature, perdono consensi in modo lieve o esorbitante. Con alcune eccezioni che vedremo e cercheremo di capire in seguito. Stabilito che, dal dopoguerra ad oggi, la sinistra (diciamo pure i comunisti o i Pc rietichettizzati) ha avuto sempre più successo nelle elezioni amministrative rispetto alle politiche, questa volta il fenomeno si è ripetuto ma in modo molto attenuato. A Roma, per esempio, la sinistra ha fatto scendere in campo il pezzo che in altri tempi sarebbe dovuto essere “da 90”, il suo segretario politico (figurarsi un Togliatti o un Berlinguer) che ha abbasato il consenso rispetto a Rutelli di un 8% (l’attuale 52,2 % rispetto al precedente 60,04%). Si tratta quindi di una rivincita o un recupero? Ci pare né l’una, né l’altro. Vediamo il caso di Napoli. Il centrosinistra metteva in campo “la ministra” per eccellenza, Rosetta Russo Iervolino, che ha ottenuto il 52,9% contro il 72,9% del suo predecessore Bassolino: qui abbiamo il 20% tondo di calo di consensi. È un risultato che deve fare inorgoglire Margherita e Ds? E a Salerno: l’Ulivo vince la partita, sempre al primo turno, passando dal 71,3% al 55,1% attuale; a Belluno il sindaco ulivista e rifondazionista è passato questa volta con il 51,7% contro il 66,2% di quattro anni fa. Guardiamo sull’altro versante. A parte il caso di Milano dove Albertini è stato riconfermato al primo turno (53% quattro anni fa, 57,5% oggi), abbiamo Cagliari dove il centrodestra ha vinto quasi con lo stesso scarto ieri come oggi (56,8% contro il 56,9%: un lievissimo incremento; a Crotone il sindaco Pasquale Senatore è stato riconfermato con un incremento di 8 punti percentuali, dal 58,6% al 66,5%; a Catanzaro il sindaco polista Abramo è succeduto a se stesso passando dal 58,4% al 71,4%: un salto positivo del 13%. Ci sono dei casi in controtendenza. l’Ulivo più rifondazione hanno fatto passare con il “moderato” diessino Chiamparino con il 52,8% dei voti, in lieve crescita rispetto all’uscente Castellani che aveva ottenuto 50,4%: qui è in gioco l’efficienza dell’amministrazione passata, le Olimpiadi invernali del 2006, il non impegno diretto del professore torinese in politica fino a quattro anni fa, la scelta azzeccata (anche se dovuta a circostanze non previste e non prevedibili) del nuovo candidato. Anche il centrodestra è andato in controtendenza a Benevento, dove il nuovo sindaco D’Alessandro ha toccato il 50,4% mentre il suo predecessore Viespoli era stato eletto con il 58%: ma anche qui c’è un fattore locale (la transumanza di Mastella, efficace anche se politicamente deprecabile). Un’ultima considerazione. Nelle grandi città soltanto la Casa delle libertà ha strappato la poltrona di Primo cittadino all’Ulivo, dove Giordano ha rimontato (50,8%) sulla sinistra, prima attestata al 53,2%. Non esiste un caso opposto. Il centrodestra non si è perso nessun pezzo per strada. Riflettiamo?
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