Prodi(toriamente) contro Dublino
Repubblica d’Irlanda, Irlanda Settentrionale e Gran Bretagna votano lo stesso giorno (6 giugno), ma su temi diversi. A Dublino si è celebrato il referendum per la ratifica del Trattato di Nizza (inizio dicembre 2000), che registrò un bello scacco in tema di erigenda Costituzione europea e che però segnò un passo avanti nell’allargamento (a Est) dell’Unione Europea. Votano pochi irlandesi, ma votano. Quindi la consultazione è valida e il risultato vincolante. Solo che vincono i “no” all’allargamento e Romando Prodi, presidente della Commissione Europea (il “governo” Ue), se ne fa un baffo. Cioè dice (assieme a Göran Persson, presidente svedese di turno della Ue): «Gli Stati porteranno avanti i negoziati per l’allargamento con inalterato vigore e determinazione, in linea con il preciso impegno dato alle nazioni candidate». Chissenefrega di quei quattro pidocchiosi con la coppola patchwork, che trangugiano whisky e che parlano stranissimo (gaelico nel “Gaeltacht” e Hiberno-English nel resto dell’Isola). È successo già due volte con la Danimarca: all’ora del voto per la ratifica del Trattato di Maastricht (giugno 1992) e per il referendum sull’ingresso della corona nell’euro (ottobre 2000). In barba alla democrazia, l’urna conta sempre solo se parla come il Gran Manovratore. Se no, si fa finta di nulla, si aspetta e s’indice un’altra bella consultazione. Democratica. Che se va male ne facciamo un’altra, e così all’infinito finché non li pieghiamo ’sti babbei. Vien voglia di rinnovare subito l’abbonamento (o di sottoscriverlo ex novo) a The European Journal (mensile) e allo European Foundation Intelligence Digest (quindicinale), editi dalla European Foundation creata a Londra nel ’92 dal parlamentare anti-Maastricht del Partito Conservatore britannico William “Bill” Cash. A “euroscettico” preferisce “eurorealista”. E così difende, all’insegna del motto «Freedom & Democracy», gli Stati, i popoli e i cittadini che Prodi & soci vogliono costringere contro le loro volontà e l’esito delle tornate elettorali.
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