Rai malpartito. Mediaset pole position
«La Rai è una malattia da cui si può guarire». Lo dice Pierluigi Celli dalle colonne del CorSera (sabato 16 giugno), auspicando l’apertura al mercato di un’azienda occupata da troppi “famigli”, quei personaggi plastici «che si adattano, riescono a prendere le forme più convenienti alle condizioni ambientali, interpretano i valori dei protettori di turno». Tuttavia la condizione della televisione di stato dopo l’insediamento del nuovo governo rimane ancora alquanto “infettiva”. Con i principali ispiratori di quel “luttazzismo” che durante una lunga marcia elettorale ha «quasi salvato l’Ulivo» – come ha ammesso Carlo Freccero, direttore di Raidue, in una memorabile intervista alla Stampa del 17 maggio scorso – tutti sulla poltrona. Purtroppo se i Luttazzi e i Santoro hanno potuto svolgere il loro ruolo di “sabotatori dell’ordine costituito”, non sono serviti a consolidare l’audience e garantire competitività all’azienda. La battaglia degli ascolti richiede scelte editoriali oculate, decisioni strategiche. Elementi che in via Mazzini sembrano mancare da tempo – perlomeno dallo scorso gennaio. Tant’è che se fino all’anno passato Mediaset correva affannata all’inseguimento di mamma Rai, dall’inizio di questa primavera la situazione s’è completamente rovesciata a vantaggio delle reti del Biscione. Si può credere che sia un caso. Ma quella che appare più di una sensazione è «l’assenza di qualsiasi tentativo di costruire una seria contro-programmazione, dovuta al fatto che in periodo di campagna elettorale troppa gente era impegnata a fare altro, a elaborare le mosse politiche per garantirsi la sopravvivenza, per esempio». Nei corridoi di Publitalia in molti sintetizzano così il problema, mentre si apprestano a chiudere un’annata eccezionale. L’Auditel conferma una flessione complessiva degli ascolti Rai di 3 punti a partire dallo scorso gennaio, mentre Mediaset ne guadagna oltre 4, superando Raiuno con Canale5 sia sulle 24 ore (+1%) che nel prime time (+2%). E adesso a Cologno Monzese si preparano a replicare il successo del Grande Fratello, lanciano nuovi format (La tentazione, con 4 coppie separate e sottoposte ad ogni tipo di seduzioni, Tacchi a spillo, programma di drag-queen, Proposta indecente), nuove fiction (Cuore, con Claudio Scarpati, Anna Valle e Leo Gullotta), miniserie inedite (Soffiantini, con Michele Placido, Claudia Pandolfi e Tony Sperandeo), produzioni di rango (Italiani, presentato da Paolo Bonolis e Luca Laurenti con un concorso legato agli Sms Tim, che forse soffierà alla Rai l’abbinamento alla Lotteria Italia), molti film in prima tv (C’è posta per te, Nemiche-amiche, Entrapment, La Maschera di Zorro), mantenendo al contempo il solito dominio della coppia Costanzo-De Filippi (quest’ultima lancerà una nuova serie, La scuola, un reality show girato in una vera scuola d’arte e ispirato a Saranno famosi). Tutt’altro che allegro invece il clima in Rai, con Raiuno che cerca un direttore (dopo la partenza di Maurizio Beretta, passato alle relazioni esterne della Fiat), il Tg1 rimasto senza “traino” (è finito Quiz show) che è riuscito a perdere contro il Tg5, Nino Rizzo Nervo che ha lasciato la Direzione del Tg3 e i giornalisti, appoggiati da entrambi i sindacati dell’azienda, l’Usigrai e il Singrai, che esprimono tutta la propria frustrazione per una situazione «inaccettabile… non nuova, ma che si appesantisce con la programmazione estiva». Nessuno di loro se la sente ancora di spendere pubblicamente una parola. La scelta è di rinviare qualsiasi commento a fine giugno, dopo la Convention di Cannes dove verranno presentati i nuovi palinsesti.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!