Qui finisce tutto in cinema
Al di là del prossimo summit di Genova, su G8 e cosiddetto “popolo di Seattle” qualche ragionamento a bocce ferme bisognerà pur farlo. Magari pirotecnico. Tipo: i contestatori della globalizzazione sono pedine di un complotto isolazionista yankee per inibire i Paesi (soprattutto dell’America Meridionale e dell’Asia) poveri oggi, ma domani chissà.
Sergio Romano ride. «Siamo — dice a Tempi — al massimo della dietrologia, che rivela una sorta di distorsione mentale… Oppure significa che il pregiudizio antiamericano è tale da finire sempre per sospettare il peggio. Tra l’altro non dimentichiamo che tutto cominciò appunto al vertice del WTO di Seattle, Stati Uniti, con una sarabanda che macchiò la reputazione politica dell’allora presidente statunitense Bill Clinton, il quale su quell’appuntamento aveva investito moltissimo».
Nemmeno qualche macchinazione di certa Sinistra statunitense?
«Per rispondere bisognerebbe riflettere sulla natura del “popolo di Seattle”, che è una coalizione molto occasionale d’interessi divergenti: immobilismo di tipo sindacale, terzomondismi di estrazione varia, più gruppi e gruppuscoli di origine marxista in qualche modo orfani della casamadre di riferimento, ma pur sempre acerrimi nemici del capitalismo. Ciò che li tiene assieme è solo l’agitarsi conto un “nemico” designato…»
Dal canto proprio, Giancarlo Galli, economista di area cattolica, evoca lo scenario di una conflittualità profonda: «A quel “popolo” dell’acqua e dell’aria non interessa alcunché. Contestare invece un intero sistema, questo sì. Globalizzazione significa assoluta libertà di confronto fra le diverse realtà mondiali, quindi fluidità commerciale. Nel suo trend generale non può che essere giudicata in modo sostanzialmente positivo. Quel che dobbiamo fare è, al di là di errori e problemi, valutare se il gioco vale la candela. Io dico di sì…».
Si salva qualcosa di “Seattle”? Sergio Romano dice che se fosse un errore assoluto sarebbe disumano, il che è impossibile…
No, non si salva alcunché; come nulla dei radical-chic, dei verdi, e così via. Pensi al fatto che gli “antagonisti” si tengono assieme mediante Internet; si servono cioè degli strumenti della più moderna tecnologia. Luddisti tecnologici: uno splendido ossimoro…
E l’idea secondo cui sarebbe pura manovra protezionista Usa?
Onestamente mi sembra un po’ spinta… Parimenti, mi pare sostenibile se inserita nella logica della ricerca del nemico, funzionale a una certa dialettica tipica di tutti i sistemi che mirano a perpetuare la propria preminenza. Finita la Guerra Fredda, gli Stati Uniti necessitano di un Saddam Hussein, di un Gheddafi. E oggi il rais, il nemico per eccellenza, potrebbe davvero essere il “popolo di Seattle”, coltivato dunque ad hoc. È certamente in atto una spartizione d’influenza mondiale, una sorta di nuova Jalta, con Washington che tende a ritirarsi, per modo di dire, nel suo emisfero (con al massimo qualche propaggine nell’Africa sub-sahariana). Del resto, cos’è Eurolandia se non una forma di autarchia europea? L’Unione Europea proclamò che l’euro valeva 1,17 dollari USA, poi ne ha accettato il valore di parità allo 0,83. Lo può fare davvero solo in una logica isolazionista. L’Urss pagava un rublo con un dollaro, ma poi il povero moscovita che sbarcava a Zurigo (l’unica piazza di cambio utile) si rendeva conto che la sua moneta valeva in realtà solo 20 cent. Eppure andava bene lo stesso perché così decideva la politica autarchica. Se la UE diviene autosufficiente, cosa interessa il valore reale dell’euro? La tentazione isolazionista è antica e più diffusa di quanto si creda…
Non le pare che i tanto ansiogeni vertici G8 potrebbero essere utilmente svolti a porte chiuse?
È improbabile, ma si potrebbe. Quando vogliono, i “grandi” lo fanno. Solo che oramai è diventata una passerella a cui nessuno vuole mancare. Una bella photo opportunity…. Come le bellezze che vanno alla prima della Scala: di musica non capiscono alcunché, ma debbono farsi vedere. E i cronisti accreditati? Altrettanto inutili, visto che poi si limitano a riprendere i comunicati ufficiali (mentre gli opinionisti, usando l’intelligenza, non hanno bisogno di assistere ai vertici.) Insomma, è un cinema con 4000 addetti ai lavori che sorridono e che stringono mani, mentre tutto attorno orbitano 6000 giornalisti inutili. Più i vocianti facinorosi dell’antagonismo. Un gran bel film, con tutta la sua sceneggiatura, i suoi protagonisti e le sue comparse…
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