Pena di morte Usa: che razza di patibolo!
Come è noto, uno degli argomenti di polemica “interni” all’applicazione della pena di morte negli Stati Uniti è la sua asserita natura discriminatoria a livello etnico-razziale: le minoranze, in particolare quella afro-americana, non sarebbero trattate equamente. È davvero così? In verità la realtà è un po’ più sfumata. È vero che la minoranza afro-americana è il gruppo più colpito dalla pena di morte: i neri d’America rappresentano il 36 per cento dei giustiziati fra il 1976 e il 2000 e il 43 per cento dei detenuti in attesa dell’esecuzione, pur costituendo solo il 12,8 per cento della popolazione statunitense. Ma lo stesso non si può dire delle altre due principali minoranze: quella degli ispanici e quella che riunisce pellerossa e asiatici: entrambi hanno un tasso di esecuzioni capitali inferiore alla percentuale di popolazione Usa che rappresentano: 7 per cento i primi, che ammontano (clandestini esclusi) all’11,9 per cento degli statunitensi, e 2 per cento i secondi, che ammontano al 4,5 per cento. Dal che fra l’altro si deduce che la pena di morte colpisce molto di più i bianchi degli ispanici e degli asiatici: il rapporto fra la percentuale di giustiziati bianchi sul totale dei giustiziati e la percentuale di bianchi sulla popolazione totale è di 4 a 5, mentre fra gli ispanici è di 3 a 5 e fra gli asiatici è di 2 a 5.I bianchi possono vantare vantaggi sotto un altro punto di vista: essi rappresentano le vittime di colpevoli condannati a morte nell’82 per cento dei processi conclusi, mentre costituiscono il 50 per cento circa di tutte le vittime di omicidio negli Usa: l’omicidio di un bianco sembra dunque portare più facilmente ad una condanna a morte che non l’omicidio che coinvolge solo non bianchi. A ciò si aggiunge la constatazione che negli ultimi 25 anni i bianchi giustiziati per avere ucciso dei neri sono stati solo 11, mentre gli afro-americani giustiziati per avere ucciso dei bianchi sono stati 162. Probabilmente le polemiche attorno alla presunta natura discriminatoria della pena di morte hanno contribuito a diminuire la percentuale –tuttavia sempre maggioritaria- di americani che la sostengono: sarebbe passata dal 75 per cento del 1997 al 66 per cento di oggi.
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