Annunci pre-mortem

Di Valenti Duilio
28 Giugno 2001
La new economy è in crisi

La new economy è in crisi. I milionari dotcom, arricchiti dall’esaltazione delle compagnie cibernetiche ed ora abbandonati a marcire nel virtual purgatory, cadono come mosche. Il mercato immobiliare sta crollando. Le compagnie modello, considerate intoccabili da Wall Street fino all’anno scorso (Cisco, Oracle, Genintech, etc..) si sono frantumate e tagliano impiegati come erba per le mucche. La disoccupazione è arrivata a livelli allarmanti. Tutto questo, a quanto pare, succede intorno a me, tra Silicon Valley, San Francisco e Santa Rosa. Dico a quanto pare perché a dar retta a giornali e televisione siamo nel mezzo di un crac economico e sociale catastrofico. E allora perché un monolocale a San Francisco affitta sempre per duemila dollari e più? Perché per trovare un lavoratore bisogna prima ingaggiare i servizi di un mago o un’ammaliatrice? Perché quando vado a far compere nei mega-malls non riesco a trovare un parcheggio? Perché il mio ristorante si riempie tutte le sere? La crisi ci sarà, ma non si vede. Eppure stanno cercando di convincerci, stanno suonando la musica di austerità da parecchi mesi e la gente si preoccupa. Mi ha dato la testimonianza un mio cliente che, per cautela, mi ha confessato di aver cancellato un ordine per uno yacht di 120 piedi e per il momento si accontenterà di una crociera privata intorno al mondo. Accontentarsi dovrà pure un mio caro amico e collega, il quale aveva progetti di espansione per quattro ristoranti. Dato che il suo gruppo di investitori vuole procedere con cautela, «sai, il sistema economico è così incerto», ora ne fanno solo tre. Un altro amico ha comprato un appartamento di sessanta metri quadrati nella periferia di San Francisco la settima scorsa per 350,000 dollari. Ed anche noi stiamo costruendo un’espansione del ristorante, una sala privata che ci costerà oltre centomila dollari. Sono questi segni di un’economia in via di decomposizione? Come disse lo scrittore Mark Twain, «l’annuncio della mia morte è stato notevolmente esagerato».

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