I poveri vogliono gli Ogm
Il “popolo di Seattle” sostiene di difendere gli oppressi. Ma gli indigenti sono d’accordo? Da una rapida analisi su cosa pensano i Paesi in via di sviluppo in merito alle biotecnologie, al Protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas serra e al commercio globale risulta che il “popolo di Seattle” sta truccando il dibattito. Secondo Castro l’ingegneria genetica vegetale è l’ultima forma di colonialismo tecnologico ai danni del Terzo mondo, ma secondo i Paesi in via di sviluppo la campagna contro le biotecnologie danneggia proprio i paesi poveri che vorrebbero aumentare la propria capacità di produzione agricola con le sementi transgeniche. Margaret Karembu del Dipartimento dell’Environmental Sciences all’Università di Kenyatta a Nairobi, ha spiegato che «la propaganda ingannevole fatta dalle organizzazioni verdi in Europa sta impedendo all’Africa di combattere la fame» (New Scientist 9 giugno 2001). Durante una conferenza tenuta a Londra la Karembu ha raccontato di una tecnica transgenica per avere semi di banane immuni da funghi e batteri ideata da Faith Nguthi del Kenyan Agricultural Research Institute e Florence Wambugu dell’AfriCenter di Nairobi. «I semi hanno più vigore e crescono più velocemente. I grappoli di banane pesano il doppio e sono di più alta qualità. Un agricoltore può raggiungere il punto di profitto con 80 nuove piante invece di 200. In questo modo si difende l’ambiente perché si produce di più con meno terra, e le sementi costano solo 80 centesimo di dollaro». A sostenere la Karembu anche Oxfam, l’associazione di aiuti umanitari collegata con la Caritas, la quale ha ribadito che l’utilizzo degli Ogm in Africa è fondamentale per gli agricoltori poveri. Si tratta di prodotti sicuri per gli uomini e salubri per l’ambiente. La ricercatrice keniota Florence Wambugu ha precisato che «l’Africa è il continente che ha più bisogno delle biotecnologie vegetali. L’ingegneria genetica per aumentare le rese e proteggere le piante dai parassiti non è come i fitofarmaci e i macchinari. È incapsulata nei semi. Una volta che i semi sono stati piantati fanno tutto da soli». Un gruppo di 600 piccoli agricoltori in Sudafrica, che da tre anni coltivano il cotone ogm, ha dichiarato che: «Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati è un problema di lusso, che si pone solo in Occidente» (Le Figaro, 14 maggio 2001). Anche sul protocollo di Kyoto la posizione dei Paesi in via di sviluppo è notoriamente critica e ambiscono tutti ad entrare e partecipare al commercio globale. L’anno scorso i gruppi antiglobalizzazione hanno cercato di bloccare al Congresso americano, l’African Growth and Opportunity Act, un progetto di legge che permette ai paesi poveri dell’Africa di esportare i loro prodotti tessili con una tariffa pari allo zero. In seguito a questa misura, il Madagascar ha aumentato il suo export tessile del 120% il Malawi del 1000% la Nigeria del 1000% e il Sud Africa del 47%. È evidente che certe argomentazioni terzomondiste risultano datate e inadeguate, e soprattutto vengono utilizzate solo in funzione ideologica. Eliminare i ricchi non è una soluzione anche perché, nei regimi socialisti dove questo è stato fatto, la povertà si è diffusa e i funzionari di partito si sono arricchiti. Anche per questo motivo sempre più persone chiamano il “popolo di Seattle” come «la coalizione che vuole mantenere poveri i più poveri» (Thomas Friedman“Protesting for whom?” New York Times 24 aprile 2001).
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