La settimana 27

Di Tempi
05 Luglio 2001
Tute bianche o tute blu?

Tute bianche o tute blu?

Qualcuno ha detto che i vari popoli di Seattle in lotta contro la globalizzazione si agitano nel solco delle utopie comuniste ed egualitarie del XX secolo. Tuttavia le tute bianche attese a Genova il prossimo luglio non sono coccolate solo da Fausto Bertinotti, per cui “la contestazione di massa contro la globalizzazione capitalistica è un bene… come il movimento operaio degli anni ‘60”. Anche un centrosinistra sempre più a corto d’argomenti, in queste ultime settimane ha fatto del G8 uno dei suoi principali temi d’opposizione.

Causa antiglobal. L’ultima moda dei radical chic

Giovanna Melandri il prossimo 18 luglio vorrebbe addirittura partecipare al contro-vertice di Genova: “Vorrei intrufolarmi in incognito in un movimento antiglobalizzazione. M’interessa capire la radicalità di quel movimento sul piano culturale e antropologico, la critica al modello di consumo occidentale… nel mio partito bisogna sviluppare una riflessione critica sugli effetti della globalizzazione”. Lontani i tempi in cui l’ex ministra dei Beni culturali invocava una globalizzazione della tutela artistica, perché “le Piramidi o i templi d’alcuni Paesi in via di sviluppo sono messi in pericolo dal degrado o, semplicemente esposti all’incuria. Penso che sia una responsabilità a livello mondiale proteggere e tutelare luoghi che appartengono all’intera umanità. Per questo l’Italia è in prima fila affinché i grandi organismi internazionali, insieme a quella dell’ambiente, si assumano anche la difesa del patrimonio culturale mondiale… in questi anni con Unesco, Banca mondiale e Wto abbiamo lavorato per creare strumenti di sostegno finanziario ai Paesi che non possiedono le risorse per proteggere il loro patrimonio culturale… Riunire intorno ad un tavolo i capi di Governo per affrontare questo tema sarà quello che l’Italia si candida a fare col G8”.

Volevano andare a Genova

Eppure Fabrizio Rondolino aveva avvertito i compagni: “non si possono recitare troppe parti in commedia”, contestando un vertice “che il governo di centrosinistra ha contribuito a promuovere” (Panorama, 26 giugno 2001). Effettivamente se il vertice degli otto Paesi più industrializzati sarà a Genova bisogna ringraziare innanzitutto Massimo D’Alema, nel dicembre 1999 presidente del Consiglio. Che durante l’ultima campagna elettorale, ha ripetuto con forza le sue idee: “È giusto che Genova sia riconosciuta come città internazionale, come simbolo della mondializzazione… La globalizzazione economica richiede un impegno politico internazionale per affrontare i grandi problemi e le grandi sfide comuni che il mercato da solo non è in grado di risolvere” (Genova, 19 aprile 2001). “Vogliamo che al G8 ci sia un’Italia che conta e non che distribuisce caffè agli ospiti: questa è la posta in gioco” (Roma, 21 aprile 2001).

L’Amato G8 e l’“Italietta”

Nel maggio 2000 il governo di Giuliano Amato, appena insediato, ha votato per l’assegnazione dei 24 miliardi previsti per l’organizzazione del G8 (371 sì, un solo voto contrario). Il Dottor Sottile ne ha poi fatto una questione di orgoglio nazionale: “È giusto che chi si era assunto determinate responsabilità a Okinawa le possa esercitare a Genova… Con l’ingresso nell’Euro, l’Italia si è lasciata alle spalle l’immagine dell’Italietta e ora sta conquistando un ruolo e un peso internazionale nettamente superiore al passato” (Roma, 26 luglio 2000, III conferenza degli ambasciatori italiani nel mondo”). “Ci sono paesi che hanno delle responsabilità in base al proprio peso… in ragione del peso che hai sei tenuto, perché te lo impone l’etica della convivenza, ad occuparti degli affari del mondo, non in ragione dei tuoi interessi vitali, ma in quanto sei responsabile… il titolo di partecipazione al G8 non è la tutela dei propri interessi vitali ma la responsabilità che si ha nei confronti del mondo, in ragione del proprio peso” (Intervento di Amato a “The challenges of global governance and the role of G8”, Firenze, 3 aprile 2001).

Il buon senso di “un grande comunista”

È stato l’ultimo segretario del Pci prima della svolta, braccio destro di Enrico Berlinguer. “Un maestro di cultura e politica” secondo Pietro Folena. Ma gli eredi di Alessandro Natta ancora non sembrano accorgersi che il movimento antiglobal è una forza reazionaria che si oppone alla modernità: “A fine Ottocento l’Italia era povera, contadina. Non c’erano industrie. Nel 1920 il Paese era stato distrutto dalla guerra. Tutto rimase così fino al 1945. Oggi la realtà italiana è diversa. A Genova si organizza il G8, l’incontro degli otto grandi della terra e tra questi c’è anche il nostro Paese… L’Italia avrà mille problemi, ma non può smarrire il dato fondamentale, la realtà fatta di benessere. Chi dice che in 50 anni non è cambiato nulla è uno stupido”

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