Dove sono gli antiG5?

Di Madama Enrico
05 Luglio 2001
l G5 di Shangai

Il G5 di Shangai. Dove sono i contestatori?

I “5 di Shangai” non sono una banda di criminali cinesi né il titolo di un film di kung-fu. Si tratta del nome con cui è noto il forum degli stati dell’Asia centrale che da cinque anni si tiene regolarmente a Shangai e a cui convengono i presidenti di Russia, Cina, Kyrgyzstan, Kazakhstan e Tajikstan. Quest’anno si è aggiunto anche il presidente dell’Uzbekistan, per cui sono in realtà 6 e non 5. Scopo del forum è discutere politiche comuni per l’Asia centrale. Di fatto i punti su cui tutti concordano sono due: aumentare i rapporti economici e contenere la minaccia islamica. Esiste poi la priorità condivisa da Russia e Cina di tenere lontana l’influenza americana, soprattutto dai ricchi giacimenti petroliferi del Kazakhstan, che per il 2010 si prevede sarà uno dei 5 maggiori paesi produttori e dove già gli Usa sono i maggiori investitori. A ben vedere i buoni rapporti tra Russia e Cina si fermano a questa non impegnativa collaborazione contro avversari comuni e non è difficile prospettare ben più seri motivi di attrito fra le due potenze, soprattutto tenendo in considerazione i disegni di espansionismo politico cinese. Tra questi giochi di grande politica, i vari presidenti dell’Asia centrale sono lieti di arraffare qualsiasi aiuto utile a tenere a bada le milizie islamiche e consolidare il proprio potere, senza l’imbarazzo di essere poi richiesti di “ripagare” con aperture democratiche.

Libri di storia giapponesi. Cercasi Storace

Un libro di testo di storia giapponese per scuole superiori, al centro di proteste internazionali, ha finalmente raggiunto le librerie pur contro i consigli del governo che caldeggiava per attendere ancora un po’. Il libro, stilato dai membri della “Società per la Riforma dei Libri di Storia”, ha causato violente proteste e crisi diplomatiche con Cina e Corea in quanto promuove un’immagine revisionista ed edulcorata del ruolo giapponese prima e durante la seconda guerra mondiale (chiamata qui la “Grande Guerra Asiatica”). Vi si minimizza i crimini di guerra giapponesi; si parla di «operazioni d’avanzata» delle truppe imperiali là dove furono invasioni e aggressioni; si tende a far passare l’idea che il Giappone fu trascinato alla guerra nel Pacifico dagli Stati Uniti; ci si dimentica di specificare che la resa fu «incondizionata»; e così via. Lo scopo degli autori sarebbe quello di liberare i giovani giapponesi da un certo «masochismo della sconfitta» e risvegliare il loro orgoglio patriottico, dimenticando che quelle stesse guerre che portarono il Giappone al rango di potenza mondiale lo ridussero anche in polvere. Al momento le vendite risultano altissime, ma in realtà solo tra signori dai quarant’anni in su. I ragazzi forse se lo troveranno a scuola, ma dato lo stato attuale della scuola nipponica probabilmente non ci faranno grande caso. E questo è il vero problema.

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