Padre Gheddo precisa, sto coi poveri ma non marcerò su Genova
Signor direttore – Rispondo alla lettera di Maurizio Crippa e Giuseppe Frangi. (Il Foglio, giovedì 5 luglio). Ringrazio per i riconoscimenti di cui mi gratificano, ma “l’appello ai cattolici in marcia a Genova” (come l’ha definito il Foglio di martedì 3 luglio) non è affatto un “manifesto in difesa della globalizzazione”, come affermano Crippa e Frangi. Non parliamo nemmeno della globalizzazione e del G8. Con altri amici, ci rivolgiamo ai cattolici che hanno firmato il “Manifesto ai leader del G8” (il titolo del nostro appello è “Non conformatevi. Da cristiani a cristiani”) rimproverando loro alcune dimenticanze che stupiscono: ad esempio, che l’annunzio di Cristo è il primo e fondamentale contributo per il progresso dell’umanità (affermato con forza da Paolo VI e Giovanni Paolo II), e la condanna di alcune pratiche dei paesi ricchi verso i poveri (ad esempio la sterilizzazione di massa). Questo dimostra, secondo noi, che, quando si parla di “terzo mondo” e temi simili, noi cattolici rischiamo di andare sempre a rimorchio del “pensiero unico” anti-globalizzazione, inquinato di marxismo, dimenticando che tutte le soluzioni tentate dai paesi “socialisti” per aiutare i poveri non solo sono fallite, ma hanno peggiorato le situazioni. Quanto all’intervista a “Fides”, lodata da Crippa e Frangi, è un’altra cosa? L’agenzia missionaria mi ha chiesto un parere sulla spaccatura del mondo in due e ho risposto dicendo quel che dico ormai da quasi cinquant’anni: cioè l’insostenibile situazione dell’umanità, che tutti vedono e condannano in astratto. Ma la risposta a “Cosa dobbiamo fare noi ricchi del mondo per aiutare i poveri?” è quanto mai incerta.
La protesta non basta. Ci vuole un cambiamento del nostro “modello di sviluppo”, che coinvolge tutti noi; ci vogliono uomini e donne che diano la vita per i poveri, accettando di vivere per almeno qualche anno nei villaggi dei poveri, per condividere ed educare. Come fanno sedicimila missionari e missionarie italiani. Questo non si dice mai.
Piero Gheddo, missionario del Pime
L’ articolo è comparso su Il foglio, venerdì 6 luglio
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