Dal G8 di Rebibbia (anno 1981). Al G8 di Genova (anno 2001)
Quando si dice l’eterno ritorno. Delle sigle almeno. Vent’anni fa c’era già un G8 che era anche zona di massima sicurezza e ovviamente “rossa” ma non per i gusti cromatici del ministero dell’Interno. Era il braccio speciale del carcere romano di Rebibbia, dove ebbi la ventura di essere “ristretto”, come recita il gergo carcerario per alcuni mesi alla fine degli anni settanta. Gli agenti della polizia penitenziaria schernivano la nostra mansuetudine di supposti intellettuali sbarcati per ultimi nell’inferno degli speciali: a questi qua, dicevano, gli potete anche dare le chiavi che tanto si chiudono dentro da soli. Dopo un po’ smisero pure di controllarci con il metal detector. A Genova invece per accedere ai luoghi del G8, inteso come summit, e al “Cotton club” del Porto antico dove eravamo parcheggiati, giornalisti italiani e stranieri, bisognava veramente farsele tutte: barriere, controlli e porte elettroniche. Per ritrovare infine la sensazione comunque claustrofobica della massima sicurezza. Nel G8 d’antan le uniche fotografie consentite erano quelle segnaletiche, di fronte e di profilo. In questo, c’era solo da scegliere. Tanto più se ti capitava di passeggiare per un po’al fianco di Giuliano Ferrara, direttore inebriato all’idea di massima sicurezza e così popolare tra le forze dell’ordine da sguazzarci come un elefante felice. E ti ritrovavi a sfoderare la migliore faccia di circostanza, passibilmente contrita, e a doverti mettere in posa ogni cento metri per una foto ricordo con carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, quasi tutti poco più che ventenni. In fondo è questa la vera misura del tempo che passa. Anche al G8 di Genova vigeva una sorta di legge Gozzini all’incontrario: si lavorava dentro e si dormiva fuori. Forse per abitudine o perché si è portati comunque ad associare la notte alla libertà del piacere, solo quando uscivi dalla zona di massima sicurezza per andare in albergo avevi la sensazione di ritrovare te stesso. E dire che se la richiesta di prenotazionie mandata dal giornale fosse arrivata mezz’ora prima mi sarebbe pure capitata una stanza all’Hotel Metropoli. Quando si dice l’eterno ritorno.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!